Uno degli speaker dell’emittente racconta la sua esperienza quando il trasmettitore non era ancora acceso e sopratutto gli studi erano da fare.
Michele Vestri racconta: Era il 1976. Avevo meno di 18 anni e quella mattina stavo andando a scuola come ogni giorno. Ma quella non sarebbe stata una mattina come tutte le altre.
La SITA (il pulman), come sempre, era arrivata stracolma di studenti. Io ero in piedi, stretto tra gli altri ragazzi, ma in realtà non c’ero. Ero fisicamente su quel pullman, ma con la testa ero altrove. Non so nemmeno dove fossi davvero.
La sera precedente mi avevano comunicato una notizia che per me aveva qualcosa di incredibile: ero stato scelto tra i quattro candidati, su tantissimi altri, che avrebbero avuto la possibilità di condurre una trasmissione radiofonica.

Si chiamava Radio Belvedere, un nome “sui generis”: non si vedeva, ma si ascoltava. E per un ragazzo timido come me quella notizia rappresentava qualcosa di enorme.
Qualche giorno prima, dopo un allenamento di calcio con la squadra del paese — diciamolo, ero una mezza schiappa — si era avvicinato uno degli artefici, di quella che sarebbe diventata Radio Belvedere. Mi propose di fare un provino.
“Vuoi provare a trasmettere alla radio?”
Accettai. E già questo, considerando la mia apocalittica timidezza di allora, era un vero atto di coraggio, una sfida. Il provino andò bene. Fui promosso.
Ricordo ancora la canzone che avevo scelto per l’occasione: “Pierre” dei Pooh. Una scelta forse particolare, soprattutto per il 1976. Il brano racconta la storia di un ragazzo gay, la sua solitudine, il disagio, la fuga da un amico ritrovato dopo anni, con il quale aveva condiviso gli anni della giovinezza.
Io non sono gay, ma quella canzone mi aveva conquistato per un altro motivo: la delicatezza con cui affrontava un tema allora tutt’altro che semplice e quel velo di malinconia che attraversava le parole e la musica. Una malinconia che, in qualche modo a tutt’oggi, ho sempre sentito appartenermi.
E poi arrivò quella mattina.
Tornato da scuola, mi presentai alla radio, in via Castello, a Santo Pietro Belvedere. Da lì partiva il segnale verso l’antenna sistemata alla Castellina, quel parco verde che sovrasta il paese. Avevo mille domande in testa. Chissà cosa mi faranno fare. Chissà cosa mi aspetta. Chissà come sarà una radio. L’arcano fu svelato praticamente subito.
Mi accolsero e qualcuno mi disse: “Ciao Michele, guarda, questo è il pennello. Occorre dipingere quella parete.”
Sì, proprio così.
Il mio ingresso nel mondo della radio cominciò con un pennello in mano.
E oggi, a distanza di cinquant’anni, posso dirlo con un sorriso: fu l’inizio di un lungo cammino artistico che, nel tempo, sarebbe diventato il lavoro della mia vita, prima con la radio locale poi con Network nazionali.
Da quel momento la mia vita cambiò.
Radio Belvedere non fu soltanto una radio. Fu una scuola, un laboratorio, una palestra di vita. Fu il luogo dove nacquero nuove esperienze, nuove amicizie, nuove emozioni. Un luogo nel quale tanti ragazzi di allora scoprirono il piacere di stare davanti a un microfono, di parlare alle persone, di scegliere una canzone, di raccontare qualcosa.
E forse, soprattutto, scoprirono che una voce poteva arrivare lontano.
Radio Belvedere oggi è un ricordo, ma è un ricordo vivo. Uno di quelli che non hanno bisogno di essere conservati in una fotografia perché continuano a viaggiare nella memoria.
Per questo sabato 5 settembre sarò particolarmente felice di ritrovarmi insieme agli ex speaker di allora per festeggiare i 50 anni di Radio Belvedere in una serata spettacolo dedicata.
Ci incontreremo nella piazzetta davanti alla chiesa, in Castello, a Santo Pietro Belvedere, alle ore 21. Durante la quale oltre agli interventi degli speaker del tempo sarà animata dall’intrattenienti di Spazialex D.J e il suo video mix 1976.1986.
Non sarà una serata di nostalgia. Sarà piuttosto un incontro fatto di ricordi, curiosi aneddoti, esperienze vissute, piacevoli sorprese e, ne sono certo, anche qualche episodio ironico da rispolverare dopo mezzo secolo.
Perché cinquant’anni sono tanti, ma quando una storia è stata importante, basta ritrovarsi, guardarsi negli occhi e raccontare un episodio per avere la sensazione che il tempo, per un attimo, non sia mai passato.
E se, tra chi ci ascoltava allora ci saranno tra il pubblico anche ascoltatrici e i ascoltatori di Radio Belvedere, sarà ancora più straordinario.
Vi aspetto, ovviamente non c’è biglietto d’ingresso. Sabato 5 settembre, ore 21.
Santo Pietro Belvedere, piazzetta davanti alla chiesa.
Cinquant’anni dopo, torniamo lì dove tutto è cominciato.
Grazie particolare a Paolo Sartini per l’organizzazione insieme alla collaborazione di Luciano Franchi per il circolo Arci di Santo Pietro Belvedere
@ RIPRODUZIONE RISERVATA Michele Vestri




