Licenziata tramite WhatsApp dopo la fine di un appalto, una lavoratrice ottiene dal Tribunale di Pisa il reintegro e il pagamento degli arretrati.
Una lavoratrice impiegata come autista nel settore della logistica ha ottenuto una sentenza favorevole dal Tribunale di Pisa contro la cooperativa per cui lavorava tra Pontedera e Livorno. Lo riporta il quotidiano Il Tirreno.
Come riporta Il Tirreno, dopo essere stata assunta inizialmente con diversi contratti a tempo determinato, il suo rapporto di lavoro era stato trasformato a tempo indeterminato nel 2022. Nel settembre 2024, però, le è stato comunicato verbalmente e tramite WhatsApp che il rapporto sarebbe cessato.
Successivamente ha ricevuto soltanto la comunicazione Unilav e, alcuni giorni dopo, una lettera di licenziamento inviata sempre via WhatsApp, nella quale la cooperativa attribuiva la decisione alla conclusione di un appalto.
La lavoratrice si è resa conto dell’irregolarità della procedura quando, presentando domanda per la Naspi, ha scoperto che la documentazione ricevuta non era sufficiente. Ha quindi deciso di impugnare il licenziamento, sottolineando anche che l’azienda non aveva tentato di assegnarle altre mansioni o sedi, come invece era avvenuto per alcuni colleghi.
Il giudice ha ritenuto che la cooperativa non fosse in grado di dimostrare una corretta e tempestiva comunicazione del licenziamento e ha inoltre giudicato illegittime le motivazioni addotte dall’azienda, che non aveva rispettato l’obbligo di verificare possibili soluzioni alternative prima di interrompere il rapporto di lavoro.
Per questi motivi il Tribunale ha disposto il reintegro della dipendente e il pagamento delle retribuzioni maturate a partire dall’ottobre 2024.





