La premier interviene direttamente sulla vicenda esplosa nei giorni scorsi dopo le dichiarazioni del capogruppo del Pd in Consiglio comunale. «Essere ciociari è una vergogna? Io non la penso così. Sono orgogliosa»
La polemica partita dal Consiglio comunale di Pontedera arriva fino a Palazzo Chigi e finisce direttamente sui social di Giorgia Meloni.
Al centro della vicenda ci sono le parole pronunciate nei giorni scorsi da Floriano Della Bella, consigliere e capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale a Pontedera, durante una seduta dell’assemblea cittadina.
Una frase che aveva già provocato la reazione di Fratelli d’Italia Pontedera e che ora viene rilanciata dalla stessa presidente del Consiglio dei Ministri.
Il caso, dunque, da confronto politico locale diventa una polemica di portata nazionale.
Nei giorni scorsi Fratelli d’Italia Pontedera aveva attaccato duramente Della Bella, sostenendo che il riferimento a Giorgia Meloni come «una ciociara nella maniera più dispregiativa» rappresentasse un’espressione offensiva, ben oltre i limiti della normale critica politica.
«Si può contestare Giorgia Meloni. Si può criticare il Governo. Ma utilizzare in senso dispregiativo l’appellativo “ciociara” per insultare una donna è indegno del confronto politico e dell’aula di un Consiglio comunale», aveva scritto il partito.
Nel comunicato, FdI aveva inoltre richiamato la storia della Ciociaria e le violenze subite dalla popolazione civile durante la Seconda guerra mondiale, chiedendo a Della Bella di scusarsi con la premier e, soprattutto, «con le donne della Ciociaria e con la memoria di tutte le vittime di quelle atrocità».
Una polemica che sembrava destinata a rimanere confinata alla politica pontederese. Poi è arrivato il post della presidente del Consiglio.
Giorgia Meloni ha infatti ricostruito pubblicamente la vicenda, inserendola all’interno di un lungo elenco di insulti ricevuti negli anni.

«Borgatara, pesciarola, ortolana», scrive la premier, ricordando anche altri epiteti rivolti nei suoi confronti. Poi il passaggio su Pontedera.
«Ma oggi si cambia registro. E il livello cambia», afferma Meloni, prima di citare direttamente Floriano Della Bella e la frase pronunciata in Consiglio comunale.
La presidente del Consiglio sottolinea inoltre che, secondo quanto riportato nel suo post, durante la seduta Della Bella sarebbe stato richiamato dal presidente dell’Aula, anch’egli esponente del Pd, che gli avrebbe chiesto di «usare termini consoni al suo ruolo».
Ed è proprio su questo punto che Meloni sposta il terreno della polemica.
«Quindi, per questi signori, essere “ciociari” è una vergogna e se lo dici a qualcuno equivale ad insultarlo», scrive.
La premier respinge quindi completamente l’idea che il termine possa rappresentare un’offesa.
«Mi spiace per loro, ma io non la penso così. E sono orgogliosa di essere definita ciociara», afferma Meloni, ricordando la storia e le personalità legate alla Ciociaria.
Nel suo post cita, tra gli altri, Cicerone, Caio Mario, Bonifacio VIII, San Tommaso d’Aquino, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica e Nino Manfredi.
Poi l’attacco politico:
«Si riempiono la bocca di popolo, rispetto e coesione. Ma poi insultano, in un colpo solo, quasi mezzo milione di italiani definendoli inferiori, ignoranti, cittadini di serie B. Ma ad essere ignoranti sono solo loro».
La conclusione è netta: «Viva la Ciociaria!»
La vicenda assume così una dimensione completamente diversa rispetto a quella con cui era iniziata. Una frase pronunciata nell’aula del Consiglio comunale di Pontedera è finita nel messaggio pubblico della presidente del Consiglio, che ha scelto di intervenire personalmente sulla questione.
E il nome di Pontedera, in poche ore, è entrato così in una polemica politica nazionale.
Sul piano locale resta ora da capire se la vicenda avrà ulteriori conseguenze politiche e se arriveranno nuove prese di posizione da parte del Partito Democratico o dello stesso Della Bella.
Di certo, dopo il post della premier, quella che sembrava una polemica tutta pontederese ha ormai superato i confini della città.





