Con una lettera aperta indirizzata alla cittadinanza e alla stampa, l’ormai ex assessora di Ponsacco Anna De Santi prende posizione dopo la revoca delle sue deleghe (Personale, Affari generali, Commercio, Innovazione e Comunicazione) decisa dal sindaco Gabriele Gasperini.
PONSACCO – Con una lettera aperta indirizzata alla cittadinanza e alla stampa, l’ormai ex assessora di Ponsacco Anna De Santi prende posizione dopo la revoca delle sue deleghe (Personale, Affari generali, Commercio, Innovazione e Comunicazione) decisa dal sindaco Gabriele Gasperini.
De Santi respinge con fermezza le accuse di insubordinazione o mancanza di rispetto, sottolineando la contraddittorietà delle motivazioni fornite dal primo cittadino — che ne ha comunque lodato la «dedizione e competenza insuperabili» — e denunciando come la sua indipendenza di giudizio e la sua trentennale esperienza nell’ente siano state percepite come un ostacolo anziché come una risorsa. Di seguito la lettera in versione integrale.
“Dopo il Consiglio comunale nel quale il Sindaco ha comunicato la revoca delle mie deleghe — Personale, Affari generali, Commercio, Innovazione tecnologica e Comunicazione — ritengo doveroso fare chiarezza sulle ragioni addotte per una decisione tanto rilevante. Non per alimentare polemiche personali, ma per rispetto delle istituzioni, dei cittadini e del principio di trasparenza che dovrebbe guidare ogni amministrazione pubblica.
Al momento della consegna del decreto di revoca, il Sindaco mi ha contestato di mettere in discussione la sua autorità, perché esponevo agli altri assessori posizioni talvolta diverse dalle sue. È una motivazione che considero grave: il confronto, sempre franco e schietto, non è un atto di insubordinazione, ma una componente essenziale del lavoro collegiale di una Giunta.
Nel decreto di revoca si legge invece che, “all’interno della compagine e del gruppo di lavoro, sarebbero emerse incompatibilità altrimenti irrisolvibili”. Si tratta di una formula generica, non accompagnata dall’indicazione di fatti concreti e, a mio giudizio, non coerente con il lavoro effettivamente svolto.
In un successivo intervento pubblicato sul profilo Facebook «Gasperini Sindaco», il primo cittadino mi ha ringraziata per «l’impegno e la dedizione dimostrati nel lavoro svolto in questi anni», senza tuttavia di nuovo spiegare le ragioni della revoca.
Infine, nel Consiglio comunale del 29 settembre, il Sindaco ha dichiarato che avrei mancato di rispetto alla carica da lui ricoperta e che, per questo, sarebbe venuto meno il rapporto di fiducia.
Nella stessa sede, tuttavia, ha riconosciuto la mia «competenza e dedizione», aspetti rispetto ai quali mi ha definita «insuperabile». Sono parole che non si conciliano con la decisione di revocarmi l’assessorato: se competenza e dedizione fossero state riconosciute in termini tanto netti, il Sindaco avrebbe dovuto spiegare quali fatti concreti abbiano reso impossibile la prosecuzione dell’incarico.
Respingo con fermezza tutte queste posizioni. In trentacinque anni di servizio presso il Comune ho sempre operato con correttezza, lealtà istituzionale e rispetto verso ogni persona e ogni funzione. La mia esperienza professionale, maturata dentro l’Ente, mi ha insegnato che il rispetto non coincide con il silenzio e che la collaborazione non richiede rinuncia al giudizio.
Le diverse spiegazioni offerte — contestazione dell’autorità, incompatibilità interne, generico venir meno della fiducia — non coincidono tra loro e non chiariscono quali comportamenti specifici avrebbero giustificato la revoca. Una scelta politica pienamente legittima sul piano formale dovrebbe tuttavia essere motivata in modo chiaro, univoco e verificabile, soprattutto quando riguarda un incarico pubblico.
In assenza di una spiegazione coerente, è inevitabile interrogarsi sulle ragioni effettive della decisione. Nei giorni immediatamente successivi alla revoca è circolata l’ipotesi che fosse necessario liberare il posto occupato da una donna per ridistribuire le deleghe e consolidare gli equilibri della maggioranza consiliare.
Non posso presentare tale ipotesi come un fatto accertato; proprio per questo sarebbe spettato al Sindaco dissipare ogni dubbio con chiarezza e trasparenza.
Resta però una convinzione che esprimo apertamente: la mia autonomia di giudizio e la competenza maturata in trentacinque anni di servizio sono state percepite non come una risorsa, ma come un ostacolo. Ho avanzato osservazioni, proposte e posizioni anche diverse da quelle del Sindaco, sempre nelle sedi appropriate e con modalità corrette.
In sostanza il Sindaco non ha tollerato la presenza, accanto a sé, di una persona come me: competente, autonoma, indipendente, capace di mettere in discussione le sue idee quando lo riteneva necessario. La mia esperienza e la mia libertà di giudizio sono state considerate un problema anziché una risorsa. La questione, dunque, non riguarda il rispetto istituzionale sbandierato, che non è mai mancato, ma il modo in cui il Sindaco intende il governo collegiale: come confronto leale tra competenze oppure come semplice adesione alle sue decisioni?
Anche le modalità con cui la revoca è stata decisa e comunicata sono state profondamente spiacevoli e inadeguate sul piano istituzionale e soprattutto umano. Non vi è stato alcun confronto preventivo, nessuna occasione per discutere eventuali criticità, chiarire le rispettive posizioni o tentare di superare le divergenze, se mai ci fossero state.
Dopo anni di collaborazione e alla luce dell’esperienza maturata all’interno dell’Ente, sarebbe stato doveroso almeno un colloquio franco e leale prima di assumere una decisione tanto grave
Ringrazio i cittadini, i commercianti e tutti coloro che mi hanno manifestato vicinanza e solidarietà. Concludo questa esperienza con la serenità di avere svolto il mio incarico con serietà, competenza, onestà e spirito di servizio, nell’interesse di Ponsacco e della sua comunità”.
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