A Pisa e in Toscana aumentano i prezzi dei biglietti del trasporto pubblico. Una città in comune e Rifondazione Comunista chiedono il ritiro del provvedimento.
Un comunicato congiunto diffuso da Una città in comune e Rifondazione Comunista Pisa città interviene sull’annunciato aumento delle tariffe del trasporto pubblico locale in Toscana, previsto dal 1° agosto.
Secondo quanto riportato, il prezzo del biglietto degli autobus passerebbe da 1,70 a 2 euro, mentre gli abbonamenti registrerebbero un incremento dell’8,9%, a seguito di un precedente aumento avvenuto nell’agosto 2023.
Nel comunicato, le due forze politiche collegano gli aumenti alle attuali modalità di gestione del servizio di trasporto pubblico regionale, sottolineando criticità legate agli investimenti, al personale e alla qualità del servizio. Viene inoltre evidenziato l’impatto economico e sociale dei rincari, in particolare sulle fasce più vulnerabili della popolazione.
Il testo richiama infine l’attenzione dei Comuni e della Regione Toscana, chiedendo un intervento per il ritiro degli aumenti e aprendo al contempo un confronto sul futuro del trasporto pubblico locale, inclusa l’ipotesi di un rafforzamento del ruolo pubblico nella gestione del servizio.
Si riporta integralmente il comunicato
Dal primo agosto le cittadine e i cittadini pisani e di tutta la Toscana subiranno un nuovo aumento del costo del biglietto dell’autobus, che passerà da 1,70 euro a 2 euro, nonché un aumento degli abbonamenti dell’8,9%, a seguito dell’ennesima scelta inaccettabile della Regione Toscana. Questa stangata si aggiunge all’aumento del 13% già avvenuto nell’agosto del 2023 ed è un attacco diretto al diritto alla mobilità, con ricadute pesantissime dal punto di vista sociale e ambientale.
Si raccolgono ancora una volta gli effetti della scellerata privatizzazione voluta dal Partito Democratico e dal centrosinistra che governano la Regione Toscana: un aumento ingiustificabile a fronte di un servizio che presenta sempre maggiori criticità, dovute alla mancanza di investimenti adeguati sul fronte del personale e dei mezzi.
Siamo al colmo: a fronte di un servizio che in questi anni si è progressivamente ridotto, penalizzando soprattutto le tratte più deboli e periferiche, si aumentano i costi a carico dell’utenza, con il rischio, per di più, di provocare una diminuzione del numero dei passeggeri.
I costi della vita crescono, l’inflazione aumenta e i salari restano fermi. Anche in questo caso mancano investimenti pubblici adeguati da parte del Governo e della Regione per tutelare concretamente i diritti delle persone. A trarne vantaggio sono invece le grandi aziende private come Autolinee Toscane, alle quali la Regione ha affidato il servizio di trasporto pubblico regionale.
Ancora una volta la privatizzazione di un servizio pubblico è andata a discapito della qualità del servizio e delle condizioni del personale, dimostrando che il mercato non risolve i problemi, ma li aggrava. In questo caso siamo di fronte a un rincaro insopportabile che colpisce in particolare le fasce più deboli della popolazione.
Il trasporto pubblico locale è un diritto e, in quanto tale, è responsabilità dei soggetti pubblici garantirne l’efficienza. La logica delle privatizzazioni lede questo diritto, scaricando sulla cittadinanza e sui lavoratori i costi della remunerazione dei capitali privati, costi ulteriormente accresciuti dalle esigenze di competitività imposte dal regime di libero mercato.
Riteniamo altrettanto inaccettabile la richiesta della Regione che i Comuni contribuiscano maggiormente al finanziamento del trasporto pubblico, oltre a quanto già versano, aggravando ulteriormente le disparità tra i territori.
È urgente e necessaria un’azione congiunta dei Comuni nei confronti della Regione, non solo per ottenere il ritiro immediato degli aumenti, ma anche affinché il servizio raggiunga standard adeguati attraverso il necessario ammodernamento dei mezzi e nuove assunzioni di personale.
Al contempo, come indicato da una mozione proposta dal nostro gruppo consiliare e approvata dal Consiglio comunale con una decisione storica nell’ottobre del 2023, è necessario avviare con urgenza un percorso per tornare a una gestione pienamente pubblica del servizio, che rimetta al centro le priorità dei Comuni e la loro capacità di scelta nella pianificazione del trasporto pubblico locale, così da rispondere realmente ai bisogni della cittadinanza.
Per noi investire sul trasporto pubblico locale è imprescindibile se si vuole costruire un modello di mobilità capace di superare il predominio dell’automobile privata, che rende le città sempre più invivibili e comporta costi ambientali enormi.
Ribadiamo ancora una volta quanto sia indispensabile garantire la mobilità delle persone e delle merci attraverso un grande piano di investimenti nel trasporto pubblico locale. Collegare le periferie al centro, le città ai territori, garantire a tutte e tutti pari accesso alla mobilità, liberare gli spazi pubblici dall’assedio delle automobili e tutelare la salute dei cittadini devono essere gli obiettivi prioritari di questa strategia.
Le risorse esistono: basta guardare a quanto l’Italia investe nelle spese militari, a partire da oltre mezzo miliardo di euro che si è deciso di stanziare per realizzare, con il pieno sostegno del presidente Giani e della Regione Toscana, una nuova base militare all’interno del Parco di San Rossore.