Anconetani riaccende il confronto con il passato del Pisa, ma ancora una volta il dibattito si ferma al nulla di fatto: serve andare oltre.
A Pisa, quando si parla di Romeo Anconetani, il confine tra onorata memoria e attualità torna puntualmente a farsi sempre più sottile. Ieri, 21 settembre, il Comune ha reso omaggio al Presidentissimo conferendogli la cittadinanza onoraria.
Il racconto delle ultime ore
Durante la cerimonia, Adolfo Anconetani (il figlio) ha rivolto alcune parole all’attuale società, soffermandosi anche su magro rapporto con la tifoseria e sulla necessità, a suo giudizio, di riportare il Pisa nelle mani dei pisani. Le parole pronunciate durante il ricevimento hanno inevitabilmente acceso un dibattito, così come è accaduto attraverso i social da parte degli stessi familiari di Romeo Anconetani e non solo.
Ma, al netto delle posizioni espresse e delle diverse vedute, a mio modo di vedere c’è solo una domanda da porsi: quanto è realmente utile continuare a trasformare ogni occasione legata ad Anconetani nell’ennesimo confronto sul presente? La discussione può essere legittima, ma diventa sterile quando finisce per riproporre sempre gli stessi temi senza produrre una riflessione capace di andare oltre.
Legame fra presente e passato nerazzurro
Non si tratta di stabilire chi abbia ragione e nemmeno di individuare un responsabile. Non è questo il punto. Se l’obiettivo è davvero quello di fare qualcosa di positivo per la città di Pisa e per il suo ambiente calcistico, sarebbe più interessante provare a cambiare prospettiva. Invece di utilizzare continuamente il passato come terreno di contrapposizione con il presente, si potrebbe partire proprio da quella storia per capire cosa abbia reso Romeo Anconetani una figura così mitizzata e così profondamente ricordata.
È proprio questo l’aspetto più interessante. Non soltanto il nome accanto allo stadio, non soltanto il ricordo, non soltanto la celebrazione di una persona diventata parte integrante dell’immaginario del Pisa. Vale molto di più studiare nuovamente e analizzare il percorso che lo ha portato a diventare il Presidentissimo, osservare il contesto nel quale si è sviluppato e capire perché, a distanza di tanto tempo, il suo nome continui ad avere un peso così rilevante nella memoria della città e della tifoseria.
Il Pisa non è solo Romeo Anconetani
Ogni volta che si torna a parlare di Romeo Anconetani, invece, sembra che anche i discorsi attuali debbano necessariamente ricondurre tutto a lui. Come se la storia del Pisa può e potrà essere raccontata soltanto attraverso paragoni su quella figura. Ricordarlo è una cosa, trasformarlo nell’unico riferimento possibile ogni volta che si affronta un tema legato al Pisa è un’altra. E la differenza non è secondaria.
Anche le “polemiche” sulle questioni legate alla presenza del suo nome accanto a quello dello stadio mostrano quanto il tema sia ancora sentito. È comprensibile che la memoria venga difesa e che ci sia attenzione nei confronti di ciò che Romeo Anconetani rappresenta. Ma una celebrazione, per quanto importante, rimane un’azione fine a se stessa se non diventa l’occasione per comprendere qualcosa in più. Il ricordo può essere il punto di partenza, non è però quello di arrivo.
“Mitizzare” è normale ma non interessante: serve approfondire
Ed è proprio qui che il dibattito potrebbe assumere un significato diverso. Studiare e raccontare come Anconetani sia riuscito a costruire quel rapporto con Pisa è senza dubbio più utile che ripetere ogni volta la contrapposizione tra il suo passato e il presente della società. Capire le condizioni nelle quali è maturata la storia del Presidentissimo, il contesto nel quale si è sviluppata e il percorso che ha trasformato un nome in un simbolo, offre spunti da utilizzare anche guardando al futuro. Non per replicare il passato, ma per comprendere se da quella esperienza possa essere ricavato qualcosa di utile.
La memoria, insomma, non dovrebbe diventare una gara a chi la rivendica con maggiore forza. Romeo Anconetani fa parte della storia del Pisa e questo è un dato di fatto che appartiene alla città e alla sua memoria calcistica. Ma proprio per questo sarebbe interessante smettere, almeno per una volta, di fermarsi alla sterile e ripetuta celebrazione e provare a capire fino in fondo il fenomeno che ha rappresentato. Continuare a evocare soltanto il suo nome alimenta discussioni che si esauriscono nel giro di poche ore. Raccontare e analizzare invece come si è arrivati a quel punto potrebbe lasciare qualcosa di più. E sarebbe proprio questo il modo più concreto per trasformare una memoria in uno spunto per il futuro del Pisa.
A cura di Matteo Casini









