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Parco San Rossore, monitoraggio lupi: nuovi collari gps e fotocamere con AI

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Nella Tenuta di San Rossore questi animali selvatici sono ormai da anni una presenza stabile con una famiglia che ha contribuito a riportare all’equilibrio la biodiversità dell’area protetta.

Due nuovi collari gps e presto nuove fotocamere potenziate con l’intelligenza artificiale: continuano gli investimenti del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli per il monitoraggio dei lupi, in collaborazione con il team del professor Apollonio dell’Università di Sassari guidato sul campo dal dottor Marco Del Frate.

Nella Tenuta di San Rossore questi animali selvatici sono ormai da anni una presenza stabile con una famiglia che ha contribuito a riportare all’equilibrio la biodiversità dell’area protetta: qui si cibano infatti di daini e cinghiali, ungulati che fino a poco tempo fa erano in grande sovrannumero, il che stava portando ad una forte diminuzione della ricrescita della vegetazione.

Adesso i daini sono stabili a quota 1150, non serve più l’intervento dell’uomo per il riequilibrio, ma tutto avviene in maniera naturale con la catena alimentare ripristinata.

«Risultati raggiunti grazie ad una corretta ed oculata gestione con un’attività costante che continua tenendo sotto osservazione tutte le variabili con strumentazioni tecnologiche come i due nuovi collari che sono stati apposti da pochi giorni ai lupi ‘Basco’ e ‘Mirto’ e che si aggiungono alle 40 fototrappole distribuite sul territorio» spiega il Presidente del Parco Lorenzo Bani.

Il nome “Mirto” richiama il forte odore percepito al momento della cattura dell’esemplare, probabilmente legato ad un’area ricca di questa pianta frequentata poco prima dallo stesso individuo; “Basco” è invece un ringraziamento simbolico a un cittadino che, in questi anni e ancora oggi, ha sostenuto con costanza il lavoro del team di esperti nell’area di Migliarino.

Si tratta di collari che sono innocui per gli animali, dopo circa un anno vengono tolti e possono essere sganciati da remoto in caso di necessità. Permettono di raccogliere dati utili sia alla ricerca sia alla gestione quotidiana, indispensabili per valutare tempestivamente eventuali situazioni di potenziale interazione con l’uomo e orientare, quando necessario, azioni di prevenzione e comunicazione.

Informazioni molto utili arrivano inoltre dallo studio della dieta, in corso ormai da qualche anno, tramite l‘analisi delle feci e di altri segni di presenza sul territorio, e dal censimento annuale di daini e cinghiali che, unitamente, contribuisce a fornire una fotografia dettagliata dello scenario dei grandi mammiferi nel Parco. Molte anche le iniziative di comunicazione messe in campo dell’Ente, compresi momenti di divulgazione con assemblee pubbliche che vedono sempre un’ottima risposta dei cittadini.

Al nucleo storico di San Rossore, che attualmente conta 8 esemplari adulti e 2 cuccioli, si sono aggiunti nell’ultimo periodo altri tre nuclei stabili di lupi con 4-6 esemplari per area nella Tenuta di Tombolo, nella Tenuta di Migliarino e nella Tenuta di Coltano.

Arrivati autonomamente come sempre accade, questa presenza si inserisce in un quadro generale di espansione che interessa tutta Italia, dopo decenni di assenza e la quasi estinzione della specie nella penisola. Una nuova sfida che deve essere affrontata correttamente come è stato fatto a San Rossore, cercando una convivenza che aiuterebbe la gestione stessa dei lupi: nuclei stabili infatti allontano i lupi solitari che hanno comportamenti meno prevedibili.

Per raggiungere questi obiettivi è fondamentale la collaborazione di tutti: istituzioni, associazioni e cittadini. L’unica criticità riscontrata dal team di esperti è nata fuori dal Parco, nel territorio di Arena Metato, dove un’altra famiglia di lupi è diventata confidente perché sono stati alimentati dall’uomo per periodi ripetuti, e adesso non è raro che si addentrino anche nell’area protetta.

Quando i lupi, come altri animali selvatici, si avvicinano ai centri abitati, lo fanno quasi sempre perché trovano resti di cibo, rifiuti non correttamente gestiti o addirittura foraggiamenti volontari. In questo caso specifico si sta cercando di porre rimedio insieme alle altre istituzioni coinvolte.

Non abbandonare spazzatura e non alimentare in alcun modo la fauna selvatica sono le prime regole per una corretta convivenza. In caso di incontro mantenere la calma e non cercare di avvicinare né di chiamare l’animale che tende ad allontanarsi spontaneamente. Se ciò non accade, basta muovere le braccia e parlare a voce alta per fargli capire la nostra presenza.

Eventuali comportamenti anomali o episodi di eccessiva confidenza devono essere segnalati all’Ente Parco o alla Regione Toscana. In questo contesto, il monitoraggio continuo e costante resta lo strumento più efficace per raccogliere informazioni indispensabili e intervenire in modo tempestivo quando necessario, sempre con approccio scientifico e trasparente.

Conoscere davvero questi animali e le dinamiche che li riguardano aiuta a ridurre allarmismi e fraintendimenti, per questo, investire in ricerca, prevenzione e corretta informazione è la base di una convivenza possibile e responsabile.

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