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martedì 18 Maggio 2021

Lunedì 1 marzo manifestazione delle imprese sotto la Torre di Pisa

PISA. Lunedì 1 marzo le due principali associazioni rappresentative del terziario hanno indetto una mobilitazione per reclamare una diversa gestione dell’emergenza:  l’appuntamento è in Piazza dei Miracoli.

”Noi i sommersi della pandemia, non vogliamo diventare imprese zombie”. E’ Federica Grassini, presidente di Confcommercio Provincia di Pisa a lanciare l’invito per la manifestazione di lunedì 1 marzo, con inizio alle ore 11, sotto la Torre di Pisa, organizzata congiuntamente da Confcommercio e Confesercenti (clicca qui).

“Sono invitate tutte le imprese del commercio, del turismo, deiservizi, i liberi professionisti, le partite Iva, ma anche i nostri dipendenti, i collaboratori e i liberi cittadini. Lanciare un messaggio forte per denunciare una deriva che peggiora di ora in ora, con 1.700 imprese toscane del solo commercio chiuse in un anno, 4.000 le imprese mai nate, 7.500 aziende zombie, ovvero totalmente inattive ma che non chiudono perché gravate da impegni e oneri che non possono risolvere. Alle condizioni attuali, sopravvivere alla pandemia sarà impossibile”.

“Scendiamo in piazza perché c’è bisogno assoluto di un cambio di marcia del Governo e di ripartire, convivendo con il virus nel massimo rispetto dei protocolli di sicurezza” – aggiunge la presidente che sottolinea come “gli imprenditori hanno dimostrato un grande senso di responsabilità, adottando tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei clienti. Tornare al lavoro è sicuramente la priorità, con la consapevolezza che quando la pandemia sarà finita le imprese non saranno più neanche l’ombra di quello che erano prima del 2020”.

“Quello che è stato fatto dal Governo in questo anno è troppo poco” – conclude Federica Grassini: “Briciole. I ristori hanno coperto dal 3% al 5% delle effettive perdite dei fatturati, che oscillano tra il -60%e il -90%. Una piccola e media impresa dei nostri settori non può andare avanti quando non incassa e deve anche continuare a pagare tutti i mesi le tasse, scadenze fiscali, costi energetici, contributi, fornitori che paghiamo indipendentemente dal fatto che la merce la riusciamo a vendere oppure no. Noi siamo imprenditori, viviamo esclusivamente del nostro lavoro, non abbiamo sussidi, non abbiamo ammortizzatori sociali, per noi non c’è la cassa integrazione, e se le nostre aziende chiudono non abbiamo neppure la disoccupazione. Ecco lo scopo della manifestazione: puntare la lente di ingrandimento su questo scenario drammatico, e lanciare le nostre richieste alla politica”.

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