Nuovo sviluppo nell’inchiesta sul caso Keu, che torna al centro dell’attenzione giudiziaria con il ridimensionamento di alcune accuse. Tra le reazioni, anche quella dell’ex sindaca di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda, che ha commentato il proscioglimento con un lungo messaggio sui social.
SANTA CROCE SULL’ARNO – Il caso Keu, legato allo smaltimento illecito di residui provenienti dal distretto conciario di Santa Croce sull’Arno, registra un nuovo passaggio giudiziario dopo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta avviata nel 2019.
Il GIP ha infatti ridimensionato parte del quadro accusatorio, facendo cadere le ipotesi più gravi come l’associazione per delinquere e la corruzione sistemica. Tra le posizioni archiviate figurano quelle dell’ex sindaca d Santa Croce sull’Arno, Giulia Deidda, dell’ex capo di gabinetto regionale Ledo Gori e del funzionario Edo Bernini, tutti prosciolti perché il fatto non sussiste. Restano comunque aperti altri filoni dell’indagine, con circa una dozzina di imputati rinviati a giudizio tra i procedimenti di Pisa e Arezzo, relativi soprattutto alla gestione e allo smaltimento dei materiali.
Nel complesso, l’inchiesta prosegue quindi con un impianto ridimensionato rispetto alle ipotesi iniziali, ma ancora non concluso sul piano giudiziario.
Dopo il proscioglimento, l’ex sindaca Giulia Deidda ha affidato ai social un lungo messaggio in cui ha commentato la vicenda, soffermandosi anche sul clima vissuto dalla comunità in questi anni:
«Ci sono momenti in cui le parole arrivano subito. E altri in cui serve il tempo, perché quello che è successo non riguarda solo una persona, ma un’intera comunità. In questi anni Santa Croce sull’Arno è stata raccontata, giudicata, messa sotto una luce dura. A volte ingiusta. Spesso superficiale. Oggi, dopo tanto tempo, non sento il bisogno di rivincite. Sento piuttosto il bisogno di restituire un’immagine: quella di un paese che ha saputo resistere, lavorare, andare avanti anche quando tutto sembrava fermo. Questa non è la vittoria di qualcuno. È qualcosa di più profondo. È la dignità di una comunità che non si è mai riconosciuta nelle etichette che le sono state cucite addosso per anni. È il volto di tante persone che in questi anni non hanno mai smesso di credere nel proprio lavoro, nella propria storia e nelle proprie radici fatte di operosità e ingegno. Per questo credo che sarebbe stato giusto sentire parole chiare, istituzionali. Non per me. Ma per Santa Croce sull’Arno. Perché quando un paese attraversa una prova così lunga, il momento in cui la verità emerge dovrebbe essere anche il momento in cui si ricuce, si riconosce, si restituisce. Da parte mia, la fiducia in questo paese e nelle sue persone non l’ho mai persa. E oggi la sento ancora più forte».





