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Il Vernacoliere sospende le pubblicazioni dopo 65 anni: quale futuro per la satira livornese?

16:08

Dopo oltre sessantacinque anni di satira irriverente, Il Vernacoliere annuncia una sospensione temporanea delle pubblicazioni. Lo storico fondatore Mario Cardinali rivolge un messaggio ai collaboratori, tra ricordi, riflessioni e battute, guardando con speranza al futuro del mensile.

LIVORNO – Dopo oltre sessantacinque anni di satira pungente e irriverente, Il Vernacoliere annuncia una sospensione temporanea delle pubblicazioni. Lo storico direttore e fondatore, Mario Cardinali, ha rivolto un messaggio accorato e affettuoso ai collaboratori, raccontando con la sua inconfondibile voce le ragioni della pausa, i cambiamenti nel mondo dell’editoria e le difficoltà affrontate dal mensile.

In un lungo discorso, tra ricordi, riflessioni e battute, Cardinali celebra il lavoro del suo team, la libertà della satira e l’impegno nel mantenere viva una voce libera e dissacrante, guardando con speranza al futuro del giornale e dei suoi lettori.

«O cari anzi carissimi collaboratori, o sparpagliata truppa d’eccelse firme del vignettare in satira mordace e d’altrettanto saettare in invettive scritte, o ultimi giapponesi d’una resistenza che ora la chiaman resilienza e ‘un ci si capisce più nulla nemmen lì, ascoltate!

 No, non è Trump che vi parla, e neanche la Meloni. Son io, il Vernacoliere! Che nuntia vobis dolorem magnum, anzi magnissimo.

Dopo il numero di novembre Il Vernacoliere sospende le pubblicazioni. Nessuno è eterno. Neanche Mario Cardinali. Che dopo sessantacinque anni di Vernacoliere, arrivato alla soglia dei novant’anni (ci manca ormai un mucchiettino di mesi, grinzosi anche quelli), si sente francamente un po’ stanchino. Oddìo, stanchino… ciondola! Sì, il cervello è sempre vispo, ancora ce la fa a creare le sue famose locandine, respira anche. Ma sottosotto ciondola, e anche un po’ soprasopra.

 Ragion per cui, prima di cominciare a perdere i pezzi verso la cascata finale, vi annuncio (passaggio alla prima persona, fateci caso) che dopo il numero di novembre il Vernacoliere sospende le pubblicazioni. In attesa – com’è d’uso attendere –  di tempi migliori. Che sarebbe a dire o vediamo un po’ se dopo di me ci potrà essere qualcosa oltre il diluvio. Di menti valide ce n’è ancora parecchie nel gruppone che con me ha portato il nostro giornalaccio al record della durata satirica non solo in Italia ma qualcuno dice anche in Europa (lo conoscono perfino a Pottaland, ultimo luogo caldo della Terra).

  E il mondo digitale è lì che attende, l’intelligenza c’è pronta anche artificiale…

O bimbi, ‘un dite nulla? Ma ci siete sempre? Non vi siete ancora sparati? E allora toh, vi aggiungo un altro buon motivo, per la fermata del Vernacoliere: c’è anche la crisi sempre più profonda della carta, a dettar la nuova legge dell’editoria. Quella dei giornali, soprattutto. Che quasi più nessuno legge, surclassati come sono dai social, coi telefonini a dettar legge ovunque, nuovi totem dell’indottrinamento in massa. E la pubblicità a pagare il tutto, ché tanto poi a pagare veramente è il solito Pantalone quando compra.

  E anche per il Vernacoliere i costi ormai son arrivati a superar gl’incassi. Con le edicole che continuano a chiudere a migliaia in tutt’Italia, e quelle che ancora resistono si son ridotte a rivendite di gadget e giocattolini vari, e pare le vogliano perfino adibire a uffici postali e ricevitorie d’ogni tipo, un po’ come le tabaccherie. Non esclusa l’idea di piazzarci un confessionale, a confessar la colpa di voler leggere ancora.

Che poi leggere è una parola grossa. Coi quotidiani ormai ridotti a raccoglier la bava dei tanti laudatores a richiesta, con tanto giornalismo di leccaculi d’ogni tipo – e i culi più leccati son quelli di governo, non importa il colore, conta il finanziamento, – da leggere ci sono più che altro i bollettini di Stato o di Partito o d’Enti e Associazioni del gran gioco del potere. Oddìo, magari ti mettono al corrente delle decisioni dei Palazzi, con quei bollettini gabellati come giornalismo, ma è anche lì come con la pubblicità per il commercio, che sempre commercio di cervelli è.

  E figurati se un giornalaccio come il Vernacoliere, che si è sempre piccato di voler seguitare a campare di sole vendite, senza finanziamenti o sovvenzioni o inserzioni pubblicitarie d’alcun tipo, può continuare a resistere senza uno stop per un respiro nuovo.

  Coraggio, amici e collaboratori cari. Vediamo se dopo aver ripreso fiato ce la faremo una volta ancora. E per intanto pigliatevi, oltre all’abbraccio affettuoso, anche il mio sentitissimo grazie per quanto finora avete fatto, nel contribuire a tenere alto il prestigio d’una storica bandiera d’irriverenza satirica.

  Con uno speciale ricordo per chi nel nostro gruppo non c’è più, mio fratello Umberto in particolare, per oltre trent’anni cuore e colonna della diffusione d’un foglio di libero pensiero.

Mario Cardinali

PS – E per i lettori un messaggio accorato: «Occhio, gente, ‘un pare ma ar Governo c’è la Meloni con Sarvini! E anche quell’artro, coso lì, Taiani, che pare dorma ritto e ‘nvece ni riesce anche sdraiato».

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