L’approfondimento a mente fredda della situazione ondivaga del Pisa: il post Fiorentina ha aperto scenari dubbiosi anche sul futuro globale.
La sconfitta del Franchi contro la Fiorentina certifica molto più di un semplice passo falso. Lo 0-1 incassato fotografa un Pisa smarrito, fragile, incapace di opporre resistenza vera nel momento in cui la stagione chiedeva orgoglio e carattere. Dopo 26 giornate e appena 15 punti raccolti, la permanenza in Serie A è appesa a un filo sottilissimo. I nove punti dalla zona salvezza raccontano un divario consistente, ma non spiegano fino in fondo la sensazione di resa che aleggia attorno alla squadra.
Preoccupa l’involuzione a tuttotondo (leggi qui). Il Pisa delle ultime settimane è l’ombra di quello visto a inizio campionato. Non si tratta più di episodi sfavorevoli o di dettagli che girano storti, come detto da Corrado nel post derby di ieri. È una deriva strutturale che la Serie A ha messo impietosamente all’occhio di tutti.
Ancora più allarmante è la regressione mentale. La squadra appare vulnerabile, incapace quasi del tutto di reagire e poco feroce nei duelli. A Firenze è mancata la scintilla emotiva, quella che dovrebbe alimentare chi lotta per non affondare. Si è visto un gruppo che subisce, che accetta l’inerzia della gara senza riuscire a cambiarla.
Il “capitolo societario” aggiunge ulteriori grossi dubbi. Le parole di Giovanni Corrado nel dopo Fiorentina-Pisa hanno giustamente alimentato malumori diffusi. Tifosi e addetti ai lavori si aspettavano un’analisi severa delle scelte fatte e/o una prospettiva concreta per i mesi che verranno (i quali sembrano ormai privi di obiettivi). È arrivata invece una difesa d’ufficio, percepita come distante dalla realtà dei fatti di un campionato deludente.
Non è questione di puntare il dito contro un singolo o contro l’allenatore di turno. È il progetto complessivo che oggi sembra privo della retta via. La costruzione della rosa ha mostrato limiti evidenti di esperienza e non solo. L’attenuante del ritorno in Serie A dopo 34 anni aveva un valore emotivo, non tecnico. L’impatto con la categoria richiede programmazione rigorosa, investimenti precisi e competenze. Elementi che finora non si sono visti.
Il timore più grande non è soltanto la retrocessione ormai molto probabile. È l’idea di un futuro poco chiaro, con strategie indecifrabili e una linea dirigenziale che appare incerta. Pisa e i suoi tifosi meritavano una Serie A diversa, combattuto fino all’ultimo. Accettare tutto in nome dell’inesperienza sarebbe un errore grave.
Adesso serve davvero un confronto autentico con la realtà per la società. Individuare gli sbagli e restituire credibilità a un ambiente che si sente tradito nelle aspettative. Il tempo delle giustificazioni è finito. Rimane quasi esclusivamente l’obbligo morale di chiudere con dignità e di progettare con lucidità per non compromette il futuro.





