La presenza di cromo esavalente nell’area di Ceppaiano continua a far discutere. Dopo le preoccupazioni emerse nelle ultime settimane, il Comune di Crespina Lorenzana ribadisce di aver agito fin dal primo momento secondo il principio della massima precauzione, adottando un’ordinanza per vietare l’utilizzo dei pozzi privati per l’irrigazione subito dopo il rilevamento della contaminazione.
CRESPINA LORENZANA – Fare chiarezza, contrastare la diffusione di informazioni imprecise e fornire ai cittadini un quadro basato esclusivamente sui dati scientifici. È questo l’obiettivo della comunicazione diffusa dall’Amministrazione comunale di Crespina Lorenzana dopo l’incontro pubblico svoltosi il 4 agosto nella sala consiliare, alla presenza dei tecnici dell’Azienda USL Toscana Nord Ovest e di ARPAT.
Il tema è quello della presenza di cromo esavalente nell’area di Ceppaiano, una vicenda che nelle ultime settimane ha alimentato dubbi e preoccupazioni tra i residenti. Il Comune ribadisce di aver adottato fin da subito il principio della massima precauzione, emanando un’ordinanza che vieta l’utilizzo dei pozzi privati per irrigare orti e giardini non appena è stata rilevata la contaminazione in un pozzo di monitoraggio di ARPAT.
I valori riscontrati
Secondo quanto illustrato dagli enti tecnici, nei pozzi analizzati sono stati rilevati valori generalmente compresi tra pochi microgrammi per litro e circa 10 µg/L. Alcuni superano la soglia di 5 µg/L prevista dalla normativa ambientale, limite che fa scattare le procedure di caratterizzazione e di successiva bonifica del sito, ma che non coincide automaticamente con un rischio sanitario per la popolazione.
USL e ARPAT hanno infatti chiarito che, sulla base delle conoscenze scientifiche attuali, i valori riscontrati non configurano un rischio di cancerogenicità per il semplice contatto con l’acqua dei pozzi.
Quando il cromo esavalente rappresenta un rischio
Durante l’incontro pubblico è stato spiegato che il rischio cancerogeno associato al cromo esavalente riguarda principalmente due situazioni: l’inalazione di polveri o aerosol contenenti la sostanza, tipica di alcuni ambienti lavorativi, e l’ingestione frequente e prolungata nel tempo di acqua destinata al consumo umano contaminata.
Nel caso di Ceppaiano, il Comune sottolinea che i pozzi interessati non sono destinati all’uso potabile, essendo il territorio servito dall’acquedotto pubblico, e che il loro utilizzo per l’irrigazione è stato vietato con apposita ordinanza.
Pur escludendo un rischio cancerogeno nelle condizioni attualmente note, i tecnici hanno ricordato che esposizioni frequenti e ripetute potrebbero determinare fenomeni irritativi o di citotossicità locale.
Nessun rischio per gli altri pozzi del territorio
ARPAT ha inoltre precisato che, allo stato attuale delle conoscenze, non esistono elementi che facciano ritenere che la contaminazione possa raggiungere i pozzi artesiani presenti in altre località del territorio comunale, come quelli di Cenaia.
Resta invece confermata la necessità di procedere con la bonifica dell’area, considerata una priorità per eliminare definitivamente la fonte della contaminazione.
Il caso del pozzo dell’asilo
Uno dei temi più discussi riguarda il pozzo artesiano presente presso l’asilo di Ceppaiano.
Il Comune spiega che il pozzo era stato autorizzato nel 2011 esclusivamente per l’irrigazione delle aree verdi. La concessione è scaduta nel 2021 e non è stata rinnovata perché il pozzo non veniva più utilizzato, anche alla luce delle verifiche avviate nell’ambito della vicenda KEU.
L’Amministrazione precisa inoltre che il pozzo era stato disattivato prima dell’avvio dei campi solari mediante il quadro elettrico collocato nella centrale termica.
Tuttavia, dai primi accertamenti sembrerebbe che sia stato riattivato almeno una volta senza autorizzazione per consentire giochi d’acqua con i palloncini durante un’attività . Proprio per questo il sindaco ha presentato una denuncia ai Carabinieri, mentre sono in corso le indagini per accertare eventuali responsabilità .
Attesa per i risultati delle analisi
Sono già stati effettuati i campionamenti dell’acqua del pozzo dell’asilo e il Comune è ora in attesa dei risultati ufficiali, che saranno resi pubblici appena disponibili.
L’Amministrazione si dice fiduciosa che le analisi confermino valori analoghi a quelli rilevati negli altri pozzi della zona, ossia di pochi microgrammi per litro. Qualora invece dovessero emergere concentrazioni più elevate, saranno USL, ARPAT e gli altri enti competenti a effettuare tutte le valutazioni sanitarie e ambientali necessarie e ad adottare gli eventuali provvedimenti conseguenti.
L’impegno del Comune
Nelle conclusioni della comunicazione, il Comune ribadisce l’impegno a garantire la massima trasparenza, pubblicando tempestivamente ogni aggiornamento ufficiale e gli esiti delle analisi.
L’Amministrazione sottolinea infine che l’obiettivo è fornire ai cittadini informazioni fondate su dati tecnico-scientifici, evitando allarmismi non supportati dalle evidenze disponibili, senza però minimizzare una problematica ambientale che dovrà essere risolta attraverso la completa bonifica dell’area.





