Cascina, rifiuti e un materasso abbandonati in strada. Bice Del Giudice: “Non è un disservizio Geofor, ma una questione di degrado”.
Un materasso lasciato in strada, insieme a sacchi e altri rifiuti. È quanto segnalato da Bice Del Giudice, della Lista Civica Per Voi, al termine di un sopralluogo a Cascina.
“Chiamiamo le cose con il loro nome. Torno ora da Cascina. Questo è lo spettacolo offerto”, afferma Del Giudice, che distingue la situazione da un semplice problema legato alla raccolta dei rifiuti.
“Questo non è un disservizio Geofor. Un materasso lasciato in strada, insieme a sacchi e rifiuti, è abbandono”, sottolinea.
Secondo la rappresentante della Lista Civica Per Voi, però, fermarsi alla presenza dei rifiuti sarebbe riduttivo. “Quello che vediamo è il risultato di degrado, insicurezza, disattenzione, rassegnazione”, sostiene.
Nel suo intervento Del Giudice pone l’attenzione anche sulla gestione degli immobili e delle locazioni, chiedendo maggiori controlli. “È anche il risultato di una politica delle locazioni lasciata senza controlli adeguati, senza verificare davvero chi abita gli immobili e se a quelle presenze corrispondano utenze TARI regolarmente attive”, afferma.
A questo, aggiunge, si affianca la responsabilità individuale. “Quella più semplice da nominare e forse più difficile da ricostruire: l’educazione e il rispetto per ciò che appartiene a tutti”.
Il tema del decoro urbano, nelle parole di Del Giudice, diventa quindi anche una questione culturale. “È tempo di ammettere che la bellezza non è un canone estetico. È un bisogno culturale non più differibile”.
“Abbiamo pagato un prezzo alto per sostenere fino in fondo questa convinzione. E continueremo a farlo, perché su questi temi non accettiamo compromessi né vogliamo nasconderci dietro un dito”, prosegue.
Infine, l’appello a mettere al centro il rispetto delle regole e la cura degli spazi pubblici, al di là degli schieramenti politici.
“Decoro, controllo, rispetto delle regole e cura dei luoghi non hanno colore politico”, conclude Del Giudice. “Non servono semplicemente a rendere più bella una città. Servono a impedirci di abituarci alla sua bruttezza. E, in fondo, a riconoscerci come comunità che scelga quale futuro darsi”.





