Dopo il terremoto di magnitudo locale ML 4.3 che ha colpito l’area pisana nella mattinata del 4 agosto 2026, sono molte le domande sulle cause della scossa, sulla faglia coinvolta, sulle possibili repliche e sul presunto legame con il caldo. Meteo POP fa il punto su quanto sappiamo finora, sulla base dei dati preliminari e delle conoscenze scientifiche.
Dopo la scossa di terremoto avvertita nella mattinata di martedì 4 agosto 2026 nell’area pisana, sono molte le domande che i cittadini si stanno ponendo sul fenomeno. In questo approfondimento, Meteo POP spiega cosa sappiamo finora sulla base dei dati preliminari diffusi dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e delle attuali conoscenze scientifiche, chiarendo anche alcuni falsi miti, come la presunta relazione tra ondate di calore e terremoti.
Una scossa di terremoto di magnitudo locale ML 4.3 è stata registrata nella mattinata di martedì 4 agosto 2026 nell’area pisana. Il sisma, avvenuto alle 10:15:18 ora italiana, è stato localizzato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia circa 7 chilometri a ovest di Pisa, a una profondità di circa 8 chilometri.
Le coordinate dell’epicentro, pari a 43.6925 di latitudine e 10.3263 di longitudine, collocano l’evento nel settore occidentale della pianura pisana, non lontano dall’area costiera. La scossa è stata distintamente avvertita a Pisa e in numerosi comuni delle province di Pisa, Livorno, Lucca e nelle aree circostanti.
Perché il terremoto è stato avvertito così chiaramente
La magnitudo 4.3 indica un terremoto moderato, normalmente in grado di essere percepito su un territorio piuttosto ampio, soprattutto quando l’ipocentro è relativamente superficiale.
In questo caso la profondità di circa 8 chilometri ha favorito la propagazione verso la superficie delle onde sismiche. La percezione della scossa può essere stata inoltre influenzata dalle caratteristiche geologiche della pianura pisana, costituita in diversi settori da sedimenti alluvionali e costieri.
I terreni più soffici possono modificare localmente il moto sismico, facendo durare più a lungo le oscillazioni o amplificando alcune frequenze. Questo non significa necessariamente che il terremoto sia stato più forte, ma che lo scuotimento può essere stato percepito diversamente da un luogo all’altro.
Qual è stata la causa del terremoto
I terremoti tettonici avvengono quando le tensioni accumulate nelle rocce della crosta terrestre superano la resistenza di una faglia. La roccia si rompe o scivola improvvisamente lungo una superficie di discontinuità, liberando energia sotto forma di onde sismiche.
L’area della Toscana nord-occidentale si trova in un contesto geologico complesso, legato all’evoluzione dell’Appennino settentrionale e dei bacini distensivi sviluppatisi sul suo versante tirrenico.
Nel corso di milioni di anni, questo settore è stato interessato da fenomeni di estensione della crosta terrestre. In termini semplificati, alcune porzioni della crosta tendono ad allontanarsi e ad abbassarsi lungo sistemi di faglie normali, contribuendo alla formazione di depressioni tettoniche come la pianura pisana e i bacini costieri della Toscana settentrionale.
La scossa del 4 agosto è quindi riconducibile al rilascio improvviso di tensione lungo una struttura tettonica presente nella crosta a circa 8 chilometri di profondità.
Il meccanismo focale indica una faglia normale
L’INGV ha pubblicato una prima soluzione automatica del tensore momento, cioè un’elaborazione che permette di ricostruire il tipo di movimento avvenuto alla sorgente del terremoto.
La soluzione preliminare mostra due possibili piani nodali: un piano orientato approssimativamente nord-ovest/sud-est, con direzione di circa 315 gradi; un secondo piano orientato quasi nord/sud, con direzione di circa 174 gradi.
I valori del rake, pari rispettivamente a circa −115 e −58 gradi, indicano una componente prevalentemente distensiva, compatibile con un movimento su faglia normale. In questo tipo di faglia, uno dei blocchi rocciosi si abbassa rispetto all’altro.
La soluzione del tensore momento è tuttavia indicata dall’INGV come automatica e preliminare. Potrà quindi essere aggiornata o affinata con l’analisi di ulteriori registrazioni.
Quale faglia ha generato il terremoto di Pisa?
Al momento non è scientificamente corretto attribuire con certezza il terremoto a una singola faglia già cartografata e assegnarle un nome preciso.
Il meccanismo focale individua due possibili piani di rottura, ma da solo non permette di stabilire quale dei due sia quello realmente scivolato. Per identificarlo servono ulteriori elementi, come:
- la distribuzione delle eventuali repliche;
- la rilocalizzazione precisa degli ipocentri;
- il confronto con le strutture geologiche profonde;
- analisi sismologiche più approfondite;
- eventuali dati geodetici.
L’evento appare comunque coerente con il sistema di faglie normali e strutture distensive della pianura pisana e dei bacini costieri della Toscana nord-occidentale.
Nel settore compreso tra la pianura di Pisa, la costa e il bacino di Viareggio sono presenti strutture tettoniche sepolte, spesso coperte da spessi depositi sedimentari e quindi non direttamente visibili in superficie. Alcune di queste presentano orientamenti nord-ovest/sud-est o prossimi a nord/sud, compatibili in termini generali con i piani individuati dalla soluzione preliminare.
Si può quindi parlare del coinvolgimento di una struttura distensiva profonda del sistema tettonico pisano-costiero, ma non è ancora possibile affermare con certezza quale faglia specifica abbia prodotto la scossa.
Un terremoto di magnitudo 4.3 può causare altre scosse?
Dopo un terremoto di questa intensità è possibile che si verifichino repliche di magnitudo inferiore. Si tratta del normale riassestamento delle rocce attorno alla porzione di faglia che ha subito lo scivolamento.
Non è però possibile stabilire in anticipo con certezza:
- quante repliche si verificheranno;
- quale magnitudo avranno;
- quando avverranno;
- se la scossa principale sarà seguita da eventi più forti.
La sismologia consente di calcolare probabilità e di studiare le caratteristiche delle sequenze, ma non permette di prevedere giorno, ora, luogo e magnitudo di un futuro terremoto. Anche l’INGV ricorda che le mappe di pericolosità sono strumenti probabilistici e non previsioni deterministiche.
Il caldo può provocare i terremoti?
In seguito a una scossa avvenuta durante un’ondata di calore torna spesso a circolare l’espressione popolare “aria di terremoto”. Si tratta però di una credenza priva di fondamento scientifico.
Non esiste una correlazione dimostrata tra alte temperature atmosferiche e terremoti tettonici.
Il caldo interessa principalmente l’atmosfera e gli strati più superficiali del terreno. Il terremoto di Pisa si è invece originato a circa 8 chilometri di profondità, dove le condizioni fisiche non vengono modificate dall’andamento meteorologico di una giornata o di un’ondata di calore.
Le variazioni della temperatura dell’aria possono riscaldare o raffreddare soltanto una porzione molto limitata del sottosuolo. Non sono in grado di raggiungere le faglie profonde né di generare le enormi tensioni tettoniche necessarie a produrre un terremoto di magnitudo 4.3.
Le statistiche mostrano che i terremoti si verificano durante giornate calde, fredde, piovose, serene o ventose senza una distribuzione significativa legata alle condizioni meteorologiche. L’USGS precisa che non esiste un particolare “tempo da terremoto” e che non è stata trovata alcuna correlazione tra il meteo e l’occorrenza dei terremoti.
Da dove nasce il mito dell’“aria di terremoto”
Questa convinzione è probabilmente legata a diversi meccanismi psicologici.
Quando un terremoto avviene durante una giornata particolarmente afosa, immobile o insolita, le persone tendono a ricordare l’associazione tra i due fenomeni. Vengono invece dimenticati tutti i terremoti avvenuti con condizioni meteorologiche completamente diverse.
Inoltre, prima di una scossa possono essere percepite sensazioni di disagio, silenzio o immobilità atmosferica che, soltanto dopo l’evento, vengono interpretate come presunti segnali premonitori.
È un tipico caso di correlazione apparente: due fenomeni avvengono contemporaneamente, ma non per questo uno è la causa dell’altro.
Per approfondire questo argomento è possibile consultare anche l’articolo di Meteo POP: “Caldo e aria di terremoto: mito o realtà?”
Meteo e terremoti sono fenomeni distinti
Meteorologia e sismologia studiano processi fisici differenti.
Il meteo è determinato dall’evoluzione dell’atmosfera: temperatura, pressione, umidità, vento e precipitazioni. I terremoti tettonici dipendono invece dall’accumulo e dal rilascio delle tensioni all’interno della crosta terrestre.
Esistono fenomeni particolari nei quali grandi variazioni di massa superficiale, forti precipitazioni prolungate, riempimento di bacini artificiali o attività umane possono modificare molto debolmente lo stato di stress di faglie già prossime alla rottura. Si tratta però di processi specifici, studiati su scale temporali e fisiche completamente diverse rispetto al semplice caldo estivo.
Non hanno alcuna relazione con la comune idea secondo cui afa, cielo immobile o temperature elevate sarebbero segnali dell’arrivo di un terremoto.





