Un viaggio nei luoghi della deportazione e dello sterminio nazifascista per trasformare la memoria in responsabilità civile e collettiva.
È quello a cui ha preso parte, nei giorni scorsi, l’assessora del Comune di Pontedera Eleonora Pini insieme ad altri rappresentanti istituzionali del territorio, nell’ambito del pellegrinaggio organizzato dalla sezione Aned di Pisa, attraverso i campi di Dachau, Ebensee, Gusen e Mauthausen.
La delegazione ha attraversato alcuni dei luoghi simbolo della Shoah, accompagnata dalle testimonianze di Laura Geloni, figlia del deportato politico antifascista Italo Geloni e dai rappresentanti di Aned Pisa, Massimo Fornaciari e la stessa Laura Geloni, custodi di una memoria che continua a parlare alle nuove generazioni.
Il pellegrinaggio è iniziato da Dachau, il primo campo di concentramento aperto dal regime nazista nel 1933, modello per tutti gli altri lager. Un luogo dove oltre 200mila persone furono deportate e più di 41mila persero la vita. Qui l’assessora Pini ha deposto una corona d’alloro del Comune di Pontedera alla baracca numero 29, dove nell’aprile 1945 si trovava Italo Geloni al momento della liberazione del campo.
“Entrare a Dachau passando sotto la scritta ‘Arbeit macht frei’ significa confrontarsi con una delle più grandi menzogne della storia – ha dichiarato l’assessora Eleonora Pini – In quei luoghi si comprende fino in fondo come l’odio, se organizzato e normalizzato, possa trasformarsi in sterminio. Per questo praticare la memoria non è solo un dovere morale: è una linea guida per il presente e per il futuro”.
Particolarmente toccante anche la visita al colle di Leitenberg, divenuto cimitero di migliaia di deportati e ai sottocampi di Ebensee e Gusen, quest’ultimo ricordato come “il cimitero degli italiani” per l’altissimo numero di connazionali che vi persero la vita.
Nel corso del viaggio la delegazione ha visitato anche il Castello di Hartheim, luogo dell’Aktion T4, il programma nazista di eliminazione delle persone con disabilità fisiche e intellettive, dove migliaia di persone furono uccise nelle camere a gas o tramite iniezioni letali.
L’ultima tappa è stata il campo di Mauthausen, simbolo della brutalità del sistema nazista, dove la mortalità raggiunse livelli altissimi e dove i deportati venivano annientati attraverso il lavoro forzato, la fame e le torture. Qui la delegazione italiana ha partecipato alla cerimonia internazionale per l’81° anniversario della liberazione del campo, insieme a migliaia di persone provenienti da tutta Europa.
“Questa esperienza lascia un segno profondo – ha aggiunto Pini – Colpisce la lucidità con cui tutto questo venne progettato: la disumanizzazione sistematica, la riduzione delle persone a numeri, l’organizzazione scientifica della sofferenza e della morte. Ma in mezzo a quell’orrore emerge anche la forza della solidarietà umana, testimoniata da figure come Italo Geloni, alla cui memoria Pontedera ha intitolato una strada, che hanno dedicato la loro vita a raccontare ciò che è stato”.
Il pellegrinaggio ha coinvolto numerose studentesse e studenti, insegnanti e amministratori, confermandosi un’esperienza educativa e civile di straordinaria importanza.
“Il ‘Mai più’ non può essere soltanto uno slogan pronunciato durante le commemorazioni – conclude l’assessora – Deve tradursi ogni giorno nella difesa della dignità umana, nella lotta contro ogni discriminazione e nella capacità di custodire la verità storica. Come ricordava Italo Geloni ciò che ci unisce è sempre più di quello che ci divide”.





