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Violenza di genere: indagine UniPi, il 35% dei rispondenti ha vissuto almeno un episodio 

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Un questionario interno ha rivelato esperienze, percezioni e criticità: il 35% dei rispondenti ha vissuto almeno un episodio di violenza. Il rettore Zucchi: «Un impegno doveroso, vogliamo agire con trasparenza e determinazione».

Contrastare la violenza di genere significa, prima di tutto, riconoscerla e portarla alla luce. È con questo spirito che l’Università di Pisa ha condotto un’approfondita indagine interna, i cui risultati sono stati presentati al Senato Accademico lo scorso venerdì 13 giugno. L’iniziativa, in linea con gli standard metodologici internazionali del Progetto UniSAFE, ha coinvolto l’intera comunità accademica e restituito una fotografia significativa – per certi versi preoccupante – del contesto universitario.

«L’analisi e, soprattutto, le azioni volte a prevenire e contrastare la violenza di genere rappresentano un impegno prioritario che l’Ateneo ha assunto già da diversi anni», ha dichiarato il rettore Riccardo Zucchi. «Un impegno doveroso, che oggi vogliamo ribadire con forza: il nostro obiettivo è un’azione chiara, trasparente e risoluta, che non lasci zone d’ombra né permetta che le responsabilità vengano insabbiate o minimizzate».

L’indagine si è svolta tra ottobre e dicembre 2024 tramite un questionario inviato a oltre 53mila membri dell’Ateneo: studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo e bibliotecario. Le risposte sono state 4.211, pari al 7,9%, un dato che – come sottolineato dall’Università – rappresenta la partecipazione più alta mai registrata in Italia per una ricerca di questo tipo.

«Il primo passo per agire efficacemente è conoscere la realtà», ha aggiunto Zucchi. «Con questo obiettivo, abbiamo promosso un’indagine capillare. Si tratta di una base conoscitiva solida, che ci permette di osservare il fenomeno in modo più nitido e di coglierne alcune caratteristiche fondamentali per orientare al meglio le nostre azioni future».

Tra i partecipanti, il 35,1% ha dichiarato di aver vissuto almeno un episodio riconducibile a una delle forme di violenza indagate: psicologica, economica, molestie sessuali. In particolare, le donne risultano più esposte (38,8%) rispetto agli uomini (26,9%), con una vulnerabilità ancora maggiore tra persone non binarie o con orientamento sessuale non eterosessuale.

Nonostante la portata del fenomeno, l’indagine evidenzia una percezione ridotta della violenza di genere all’interno del contesto universitario: molti dei rispondenti riconoscono la gravità del problema a livello nazionale, ma lo considerano meno rilevante in Ateneo. Questo scollamento tra realtà vissuta e percezione rappresenta uno degli aspetti su cui l’Università intende intervenire.

Un altro elemento emerso riguarda la conoscenza – spesso parziale o disomogenea – degli strumenti di tutela esistenti. Se il personale accademico e tecnico-amministrativo mostra maggiore familiarità con eventi, campagne e figure istituzionali, tra la componente studentesca l’informazione risulta più carente. In generale, lo Sportello interuniversitario contro la violenza di genere è percepito come affidabile, mentre risultano meno noti presidi come la Consigliera di fiducia (attualmente l’avvocata Nicoletta Parvis), l’Ufficio per le uguaglianze e differenze, e il Comitato Unico di Garanzia (CUG).

Sulla base dei risultati, l’Ateneo ha individuato alcune aree strategiche su cui intervenire: accrescere la consapevolezza del fenomeno in tutte le sue forme, progettare percorsi formativi mirati e rafforzare la fiducia nella risposta istituzionale, incoraggiando le segnalazioni e garantendo tutela, soprattutto nei casi di relazioni di potere asimmetriche.

L’indagine è stata condotta da un gruppo multidisciplinare che ha coinvolto rappresentanti di tutte le componenti universitarie: tra loro Silvia Cervia (coordinatrice), Alice Caliendo (rappresentante degli studenti), Antonio Cisternino, Elena Dundovich, Arianna Enrichens, Barbara Pacini, Francesca Pecori, Enza Pellecchia e Renata Pepicelli. Il progetto ha potuto contare anche sul contributo della dottoressa Eleonora Rigo, borsista di ricerca, il cui incarico è stato finanziato dal CUG.

L’Università di Pisa, con questa indagine, ribadisce la propria volontà di essere parte attiva nel contrasto alla violenza di genere, assumendo un ruolo non solo di osservazione, ma soprattutto di intervento concreto. Fonte: www.unipi.it 

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