Il corso di Advanced Programming è una delle prime esperienze di questo tipo nel panorama universitario italiano.
Quando l’intelligenza artificiale non è una scorciatoia per non studiare, ma un obbligo per superare l’esame. Succede all’Università di Pisa, nel corso di Advanced Programming della laurea magistrale in Computer Science del Dipartimento di Informatica, dove l’AI è stata integrata nel percorso formativo, ribaltando l’idea diffusa che sia uno strumento da limitare o da tenere ai margini dell’aula. Si tratta di una delle prime esperienze di questo tipo nel panorama universitario italiano.
Il corso, tenuto nel primo semestre dai professori Antonio Cisternino e Andrea Corradini, è stato completamente ridisegnato per rispondere a una trasformazione del mercato del lavoro già in atto. Lo scorso anno tra 50 e 70 mila posti di lavoro sono stati persi nel settore globale delle Big Tech a causa dell’AI; Amazon ha recentemente annunciato altri 14 mila licenziamenti e l’ex CEO di Twitter e Block ha comunicato con un tweet il taglio del 40% della forza lavoro, motivando la scelta con la sostituzione di attività da parte dell’intelligenza artificiale.
“Il mestiere del programmatore sta cambiando radicalmente”, spiega Antonio Cisternino. “L’AI scriverà sempre più codice. La domanda è: quali competenze deve avere un informatico quando non è più lui a scriverlo direttamente? Serve un ruolo diverso, più critico e consapevole”.
Da qui la scelta di spostare l’attenzione dalla capacità di scrivere codice alla capacità di leggerlo, comprenderlo e valutarlo. Un cambio di paradigma che riguarda non solo lo sviluppo software, ma tutti gli ambiti in cui l’operatore diventa supervisore di sistemi intelligenti.
Per quanto riguarda il corso a Unipi, l’intelligenza artificiale è stata utilizzata nella progettazione dei contenuti, nella didattica in aula e nella valutazione finale. È stato sviluppato un GPT capace di generare materiale didattico a partire dalla trascrizione delle lezioni e durante le lezioni l’IA è stata impiegata per produrre simulazioni e materiali interattivi. Ma l’elemento più innovativo ha riguardato l’esame finale. Studentesse e studenti hanno dovuto svolgere un progetto usando obbligatoriamente l’IA.
“Ho valutato soprattutto la capacità di controllare e criticare il lavoro prodotto dall’IA”, sottolinea Cisternino. “Quello sarà il compito che i giovani professionisti dovranno svolgere. I progetti sono stati di ottima qualità, questo significa che, quando gli studenti hanno solide basi, riescono a usare l’intelligenza artificiale in modo significativo e non passivo”.
La sperimentazione pisana si inserisce in un dibattito più ampio sulla necessità di una revisione rapida dei contenuti e degli strumenti della didattica universitaria. La pressione occupazionale sugli profili junior, più facilmente sostituibili dall’IA rispetto alle figure senior, rende urgente ripensare la formazione per evitare che la trasformazione tecnologica si traduca in una crisi strutturale per la Generazione Z.
“Non abbiamo dieci anni per adattare il sistema formativo, come accadde con l’introduzione dell’informatica trent’anni fa”, conclude Cisternino. “Servono azioni concrete nel breve periodo e un dibattito nazionale. L’Università può e deve giocare un ruolo centrale per preparare le nuove generazioni al mondo del lavoro post-IA”. Fonte: www.unipi.it





