Si riporta il comunicato dei segretari provinciali Uil Scuola Pisa Maria Vanni e Claudio Vannucci.
PISA – C’è un confine che, secondo la UIL Scuola RUA di Pisa, non dovrebbe mai essere superato. È quello che separa il legittimo dibattito sul ruolo della scuola da pratiche che evocano stagioni buie della storia democratica del Paese. L’iniziativa di Azione Studentesca, che invita gli studenti a segnalare presunti “professori di sinistra che fanno propaganda nelle scuole”, viene definita dai segretari provinciali del sindacato, Maria Vanni e Claudio Vannucci, non solo politicamente inaccettabile, ma culturalmente pericolosa.
Il problema, spiegano, non è l’idea che la scuola debba essere estranea ai conflitti della società. Al contrario, la scuola è – e deve restare – un luogo di confronto, di formazione del pensiero critico, di elaborazione consapevole delle differenze. Ciò che “stona profondamente” è l’introduzione di un meccanismo di segnalazione che, anche se presentato come anonimo, richiama l’idea di schedatura politica del corpo docente.
Un’idea che non nasce oggi e che affonda le sue radici in un passato che la Repubblica, ricordano i segretari UIL, ha pagato “con fatica e sangue”. Liste, monitoraggi ideologici, controlli sull’insegnamento non appartengono a una scuola democratica, ma a un modello autoritario in cui l’istruzione diventa strumento di conformismo anziché spazio di libertà.
Non sorprende, sottolinea il sindacato, che l’iniziativa abbia suscitato una forte reazione da parte delle opposizioni, dei sindacati e di ampi settori del mondo educativo. A preoccupare è piuttosto la minimizzazione arrivata da ambienti governativi, come se la questione fosse solo lessicale – “schedatura” sì o no – e non, invece, profondamente politica e culturale.
Il punto centrale, secondo la UIL Scuola RUA, non è la forma del questionario, ma il clima che esso rischia di generare: un clima di sospetto, di delazione simbolica, di pressione indiretta sull’attività didattica. E la storia insegna che i climi, spesso, incidono più delle norme scritte.
Ciò non significa, precisano i segretari, negare i doveri dei docenti. L’insegnamento è libero, come sancisce la Costituzione, ma quella libertà non è un privilegio dell’insegnante: è una garanzia per gli studenti. Serve a impedire che il sapere venga piegato al potere, non a giustificare l’indottrinamento. Il docente, in quanto dipendente pubblico, è tenuto all’imparzialità, come ricorda il Codice di comportamento e come impone l’articolo 97 della Costituzione.
Ma imparzialità non significa silenzio, né una neutralità apparente che nasconde i conflitti invece di spiegarli. Una scuola che rinuncia a parlare di politica, nel senso alto del termine, rinuncia anche alla sua funzione educativa. Educare vuol dire mettere a confronto idee diverse, fornire strumenti critici, rendere visibili i punti di vista senza imporli. L’autorità dell’insegnante non deve trasformarsi in potere, così come il dissenso dello studente non deve diventare una colpa.
Per questo, conclude la UIL Scuola RUA di Pisa, l’iniziativa di Azione Studentesca è sbagliata due volte: perché introduce una pratica che somiglia a un controllo politico e perché, paradossalmente, indebolisce proprio l’idea di scuola pluralista che dichiara di voler difendere. La scuola repubblicana non ha bisogno di liste o di vigilantes ideologici, ma di fiducia, competenza e responsabilità. Non di paura, ma di conflitto argomentato, che è l’essenza stessa della democrazia.
Chi oggi invoca la libertà contro la “propaganda”, avvertono i segretari, dovrebbe ricordare che la libertà non si tutela restringendo gli spazi del pensiero, ma ampliandoli. Perché ogni volta che il pensiero viene messo sotto tutela, è l’intera Repubblica a fare un passo indietro.





