Referendum giustizia a Pisa: il “No” vince nettamente in città e provincia. Matteo Trapani commenta un risultato politico significativo.
Il referendum sulla giustizia segna una netta affermazione del “No” in provincia di Pisa, con numeri che delineano un risultato politico chiaro. A sottolinearlo è Matteo Trapani, che evidenzia come il territorio pisano si collochi tra quelli con la più alta percentuale di bocciatura della riforma a livello nazionale.
«Il risultato è chiaro, netto, senza ambiguità: il No vince e lo fa con forza. E la provincia di Pisa si conferma tra quelle dove il messaggio è arrivato più forte di tutti. I dati parlano da soli. Nella provincia di Pisa il No raggiunge il 58,36% (125.032 voti) contro il 41,64% (89.209 voti). Un distacco ampio, che colloca il territorio tra quelli con la percentuale più alta di bocciatura della riforma. Ancora più significativo il dato del Comune di Pisa. Qui il No vola al 64,16% (29.960 voti) contro il 35,84% (16.738 voti). Un risultato che pesa politicamente, perché arriva nonostante un’amministrazione comunale che aveva scelto di esporsi tutta per il Sì. Eppure, il risultato è stato uno dei più bassi per il Sì».
Lo dice Matteo Trapani, consigliere regionale PD, commentando i risultati della consultazione referendaria sulla giustizia in provincia di Pisa.
«Il segnale è forte – prosegue Trapani – quando si parla di giustizia e Costituzione, le persone non si fanno convincere dagli slogan. Lo avevo detto anche nell’intervista dei giorni scorsi: questa riforma non andava giudicata con “frasi a effetto”, ma guardando cosa sarebbe cambiato davvero. Il rischio era chiaro: rompere il legame tra pubblico ministero e cultura della giurisdizione, spingere verso una logica di numeri e risultati (più arresti, più condanne), indebolire le garanzie. E poi l’illusione del sorteggio per il CSM, venduto come soluzione miracolosa ma in realtà incapace di risolvere i problemi, anzi rischioso. Senza parlare del punto più delicato: aprire la strada, passo dopo passo, a un maggiore controllo della politica sulla magistratura. Sono temi concreti, non teoria. E oggi il voto lo dimostra. Questa vittoria nasce dal lavoro di tante persone. Militanti, associazioni, realtà civiche. Un ringraziamento particolare al Comitato per il NO, che in queste settimane ha organizzato iniziative, incontri, momenti di confronto veri, portando la discussione tra le persone. E grazie ai tanti giovani che, molto probabilmente, hanno fatto la differenza con il loro voto. E soprattutto grazie a chi ogni giorno vive la giustizia nelle aule dei tribunali: magistrati, avvocati, personale. Sono loro che chiedono da tempo le cose giuste: più personale, più risorse, processi più veloci. Non riforme bandiera, ma interventi seri».
«Resta una nota amara – sottolinea Trapani – tanti fuori sede non hanno potuto votare. Una responsabilità precisa del Governo, che ha scelto di non affrontare il problema, limitando di fatto la partecipazione. E poi c’è chi, anche dentro il centrosinistra, ha provato a fare confusione per ritagliarsi uno spazio personale. Iniziative ambigue, addirittura con esponenti della destra, nel tentativo di raccontare un fronte del No diviso. I cittadini hanno risposto nel modo più chiaro possibile: non era vero. Il dato politico nazionale è inevitabile: il Governo Giorgia Meloni aveva puntato molto su questa riforma. Oggi esce sconfitto. E non solo: esce con un problema serio di credibilità. Da qui però si riparte. Si riparte da un messaggio semplice: le riforme si fanno sul serio, non per propaganda. Si riparte da una richiesta chiara: più giustizia, non meno garanzie, più indipendenza della magistratura, più rapidità ed efficienza. E si riparte, soprattutto, con la forza di una sana e robusta Costituzione», conclude.





