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Quando il virus resta nel corpo: a Pisa si parla di arbovirosi e nuove strategie di prevenzione

11:21

Arbovirus e salute globale: a Pisa il Meeting nazionale su persistenza virale e strategie One Health.

Il 10 giugno, nell’Auditorium di Palazzo Blu a Pisa (inizio alle 9), si terrà il meeting scientifico «Host–Virus Dynamics in Arboviral Persistence: from Molecular Mechanisms to One Health Strategies». L’evento riunirà esperti italiani e internazionali che si occupano di arbovirosi, infezioni virali emergenti trasmesse da zanzare, zecche e altri artropodi vettori, con un focus particolare sui meccanismi di persistenza virale e sulle ricadute in ambito di sanità pubblica e salute globale.

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Il convegno si svolge nell’ambito del progetto Genesis, finanziato dai bandi a cascata dello Spoke 1 del Partenariato Esteso INF-ACT (NextGenerationEU – MIUR), e coordinato da Mauro Pistello, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all’Università di Pisa e direttore dell’Unità operativa di Virologia dell’Aou pisana.

Il progetto Genesis è focalizzato sullo studio della persistenza virale nell’uomo di arbovirus trasmessi da zanzare e zecche, tra cui Dengue, Toscana virus, West Nile, virus dell’Encefalite da zecche e Zika, la cui circolazione è in preoccupante aumento anche in Europa e in Italia.

«Abbiamo notato – spiega Mauro Pistello – che questi virus possono permanere nell’organismo anche dopo la guarigione dei pazienti e quindi originare nuovi contagi. Ciò avviene in casi particolari e non con tutti i pazienti, ma come scienziati abbiamo il dovere di monitorare la situazione. Ricordiamoci infatti che, in gran parte del territorio italiano, è presente la zanzara Aedes Albopictus (zanzara tigre) e che negli anni recenti abbiamo registrato focolai autoctoni di Dengue (in Veneto nel 2020, Lombardia e Lazio nel 2023) e vi è anche il rischio di trasmissione autoctona di Chikungunya, come testimoniato dalle recenti epidemie in Emilia-Romagna (2007), Lazio e Calabria (2017). Conoscere la persistenza virale nell’uomo degli arbovirus diventa quindi un tassello decisivo per la preparazione del sistema sanitario a future emergenze epidemiche.»

Il meeting rappresenta un’importante occasione di confronto tra i ricercatori coinvolti nel progetto e la comunità scientifica nazionale per discutere gli sviluppi più recenti sugli aspetti molecolari, cellulari e clinici delle infezioni arbovirali. In questo modo, si potranno delineare approcci integrati nell’ottica One Health, che considera congiuntamente salute umana, animale e ambientale.

Sarà, inoltre, un’opportunità di dibattito sul contributo del progetto Genesis e, più in generale, dei molti ambiti di ricerca sostenuti dalla Fondazione INF-ACT, all’avanzamento delle conoscenze sui virus emergenti e sulla preparazione del sistema sanitario in vista di future emergenze epidemiche.

La Fondazione «One Health basic and translational research actions addressing unmet needs on emerging infectious diseases (INF-ACT)» coordina un ambizioso progetto di Partenariato Esteso PNRR del Ministero dell’Università e della Ricerca sul tema delle malattie infettive emergenti, finanziato nell’ambito del PNRR con 114,5 milioni di euro.
Questo progetto nasce dopo l’esperienza della pandemia di SARS-CoV-2: chiaro esempio di come un nuovo agente infettivo possa avere effetti devastanti anche nei Paesi all’avanguardia in termini di tecnologia, assistenza sanitaria e monitoraggio. Un’esperienza che ha evidenziato le potenzialità e le capacità di risposta della moderna ricerca scientifica multidisciplinare e la necessità di un nuovo approccio integrato ed olistico in cui la salute umana è strettamente interconnessa alla salute animale e ambientale (One Health).
Il progetto INF-ACT, quindi, punta ad aumentare le potenzialità di monitoraggio e previsione, le capacità diagnostiche e terapeutiche e la multidisciplinarietà della ricerca scientifica nazionale su tematiche che spaziano dai virus, ai batteri resistenti agli antibiotici, agli insetti vettori, ai serbatoi animali e ambientali di agenti patogeni, fino all’ospite umano.
Questo cambiamento di paradigma, da un approccio incentrato sull’uomo a una visione globale, costituisce il filo conduttore delle attività di ricerca dei 25 membri del progetto INF-ACT per aumentare la preparazione, la prontezza e la capacità di risposta dei sistemi sanitari e, in ultima analisi, la resilienza e la resistenza dell’Italia nei confronti di eventi epidemici e pandemici. Grazie ai Bandi a Cascata, emanati dai 5 soggetti spoke, si sono uniti alle attività della Fondazione INF-ACT oltre 40 enti di ricerca, pubblici e privati, che operano sul territorio nazionale. Fonte: Aoup

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