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giovedì 1 Dicembre 2022

Pugno allo studente: “Basta aggressioni e umiliazioni ai docenti, in loro il futuro della società”

Una riflessione sull’importante ruolo del docente, nella scuola e nella società, ma anche uno sfogo sulle criticità di questa difficile mansione: UIL Scuola interviene sull’episodio di Pontedera.

Il sindacato UIL Scuola RUA Pisa-Livorno-Valdera-Val di Cecina è intervenuto sull’episodio avvenuto presso un istituto superiore di Pontedera, che ha visto coinvolto un docente accusato di aver sferrato un pugno a uno studente che si stava prendendo gioco di lui. Questo il comunicato:

“Il moltiplicarsi di episodi di aggressione e violenza all’interno delle istituzioni scolastiche con atti di bullismo che si consumano al loro interno, ha generato, negli ultimi giorni e settimane, un dibattito vastissimo, amplificato dai cosiddetti media.

L’ultimo in ordine di tempo quello che è successo a Pontedera in una scuola superiore. Un docente che sferra un pugno allo stomaco dello studente. Nel breve video si vedrebbe il giovane vicino alla cattedra, durante la lezione, mentre sbeffeggiava il docente.

Deploriamo l’uso della forza fisica e ne condanniamo l’uso ma questa vicenda ha sollevato moltissimi interventi di persone rispettabili, ma esterne alla scuola.

Pochi invece gli interventi da parte di chi nella scuola ci lavora, a partire proprio dei docenti, l’opinione dei quali, evidentemente, suscita scarso interesse nell’universo dei media. Secondo noi sarebbe ora che i docenti, che vivono quotidianamente i problemi e i disagi (molti) così come le soddisfazioni (scarse) legate alla loro attività professionale, esprimessero in maniera netta e pubblica le loro opinioni al riguardo. Questi fenomeni dimostrano la perdita di autorevolezza della scuola in quanto istituzione, che porta gli alunni ha sentirsi in potere di azioni scorrette, e i docenti di cedere a scatti d’ira e violenze ingiustificate.

Nelle scuole, tra docenti e studenti, manca una relazione di motivazione che faccia da supporto all’apprendimento e quindi al risultato scolastico.

I consigli di classe o di istituto erano stati pensati per creare un canale comunicativo tra docenti, genitori e alunni e riflettere insieme su come stava andando il gruppo classe: oggi sono diventate delle situazioni burocratiche in cui si parla solo di voti e rendimento. Continuiamo a caricare sul singolo ragazzo, sui genitori o sull’insegnante dei problemi che devono essere condivisi.

Scuola e famiglia devono essere allenate nell’educazione dei ”giovani”. In assenza della cooperazione qui suggerita, si genera un ambiente in cui i ragazzi non affrontano le proprie difficoltà in maniera serena e perdono il proprio modello di riferimento, mentre gli insegnanti sono erroneamente intimoriti dall’agire per paura di conseguenze con i genitori o, d’altro canto, manifestano la propria frustrazione in episodi violenti che non possono essere tollerati.

E’ necessario pertanto premettere che gli studenti, di qualsivoglia indirizzo e grado di scuola, non costituiscono una massa di “bulletti”, pronti ad aggredire ogni giorno i loro compagni di classe e i loro insegnanti; i bulli e i maleducati sono una minoranza, purtroppo una minoranza che fa danni, agli altri e a loro stessi, perché si condannano ad essere, usciti da scuola, degli emarginati e dei sorvegliati speciali se, ovviamente, le forze congiunte e alleate, di scuola e famiglia, dovessero malauguratamente fallire con i loro interventi di recupero educativo; anche i genitori che si lasciano andare ad atti inconsulti di violenza nei

confronti di docenti sono una minoranza, non rappresentano quindi la stragrande maggioranza di persone per bene e impegnate nel seguire, quotidianamente, lo sviluppo educativo e la crescita culturale dei loro figli, che avviene sia nella scuola che negli ambiti familiare, sociale, sportivo, ecc.

Tuttavia è necessario aggiungere che, pur rappresentando (studenti e genitori violenti) una minoranza, essi costituiscono un problema, un problema che non riguarda soltanto la scuola ma la società nel suo complesso, così come lo Stato e i suoi apparati.

Molto opportunamente è stato detto e scritto che il susseguirsi di questi episodi di violenza è ascrivibile (tra le varie cause) anche ad una grave perdita di prestigio e di autorevolezza che la categoria dei docenti ha subito in questi ultimi anni (ma io estenderei il periodo agli ultimi decenni); ritengo banale però, anche se vero, riferirsi solamente alla questione “stipendio del docente”: non bastano gli scarsi livelli retributivi (soprattutto se paragonati a quelli dei nostri colleghi UE) dei docenti a spiegare il tutto; così come non è sufficiente tirare in ballo l’argomento relativo alla mancata difesa della categoria da parte dello Stato.

A nostro avviso c’è di più, molto di più che una mancata difesa e una scarsa considerazione sul piano retributivo, da parte dello Stato, del ruolo e della funzione dei docenti nella società.

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