In seguito al dibattito scaturito nel Consiglio comunale di Pontedera del 30 settembre durante la discussione di una mozione contro gli stereotipi sessisti, Carla Cocilova, assessora alle Politiche Sociali e alla Cooperazione del Comune di Pontedera, interviene con una dura riflessione sulle posizioni espresse dagli esponenti di Fratelli d’Italia.
PONTEDERA – In seguito al dibattito scaturito nel Consiglio comunale di Pontedera del 30 settembre durante la discussione di una mozione contro gli stereotipi sessisti — presentata dai consiglieri di maggioranza Elisa Morelli e Vito Bazi —, Carla Cocilova, assessora alle Politiche Sociali e alla Cooperazione del Comune di Pontedera, interviene con una dura riflessione sulle posizioni espresse dagli esponenti di Fratelli d’Italia. Di seguito il testo integrale del suo intervento. Di seguito lo sfogo riportato in versione integrali.
“Nel Consiglio Comunale di Pontedera del 30 settembre, durante la discussione di una mozione contro gli stereotipi sessisti, presentata dalla maggioranza su proposta di Elisa Morelli e Vito Bazi, i due consiglieri più giovani, gli esponenti di Fratelli d’Italia hanno messo in fila una serie di concetti davvero significativi.
Partendo da: state sempre a fare le pulci su quello che dicono i rappresentanti del Governo (scusate eh) fino all’affermazione del consigliere Quercetani per cui una donna non si giudica da come si veste. Ottimo. Poi, però, sono arrivati Elodie a 90 gradi, il perizoma e le esibizioni che «vanno combattute» perché darebbero un messaggio sbagliato alle bambine. Chiaramente non possiamo nemmeno andare alle manifestazioni in cui ci sono “persone mezze nude” (credo facesse riferimento al Pride, perché alla fine le ossessioni sono ossessioni).
Insomma: vestitevi come volete, purché vada bene a noi. Una libertà con il controllo guardaroba all’ingresso. La contraddizione è tutta qui: dichiarare di rispettare le donne e poi stabilire quali forme della loro libertà siano accettabili.
Io alle bambine vorrei insegnare che il loro corpo appartiene a loro e che il rispetto non dipende da quanti centimetri di stoffa indossano. Possono ballare, esprimersi, prendere spazio. Possono anche scegliere di non farlo.
Il loro valore resta intero, in entrambi i casi. Elodie può piacere oppure no. I suoi spettacoli possono essere criticati, come quelli di qualsiasi artista. Ma tra discutere un’esibizione e indicare il corpo di una donna come un pericolo educativo c’è una bella differenza.
E, a proposito di messaggi ai giovani, anche vedere un rappresentante delle istituzioni giudicare le donne dal perizoma, così come per le gonne lunghe, insegna qualcosa. Solo che è la lezione sbagliata.
Poi arriva Giorgia Meloni: abbiamo una presidente del Consiglio donna, dunque? Il soffitto di cristallo non si abbatte per far passare una sola donna e poi richiuderlo sulle altre. La parità vale anche per chi non ci somiglia, non ci vota e non rientra nel nostro modello di rispettabilità.
La mozione, nata dalle dichiarazioni di Tajani, chiedeva proprio questo: superare gli stereotipi che legano il valore delle donne all’aspetto, all’abbigliamento e ai ruoli familiari. Rispondere parlando del perizoma di Elodie è un modo piuttosto efficace per dimostrare quanto ce ne sia ancora bisogno.
Da femminista, difendo la libertà di ogni donna di scegliere come vestirsi, vivere, amare, lavorare ed esprimersi. Di essere madre oppure no. Senza dover superare un esame di buona condotta davanti a una commissione che nessuna di noi ha nominato. La nostra dignità non dipende dall’approvazione di nessuno. La nostra libertà nemmeno.
E il guardaroba, grazie, ce lo gestiamo noi”.





