L’Istituto Pacinotti di Pontedera respinge le accuse di militarizzazione e chiede scuse dall’Osservatorio: ecco cosa è successo.
Si accende il dibattito attorno all’Istituto Comprensivo “Antonio Pacinotti” di Pontedera, finito al centro di una polemica sollevata dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole. L’organismo aveva denunciato una presunta “deriva autoritaria e militarista” all’interno dell’istituto, citando anche un’iniziativa legata alla Ginnastica Dinamica Militare Italiana (GDMI).
La risposta della scuola non si è fatta attendere. Con un lungo comunicato ufficiale, la dirigente scolastica ha respinto con fermezza ogni accusa, definendola “grave, infondata e basata su una ricostruzione distorta dei fatti”. Secondo quanto chiarito, l’istituto non avrebbe mai autorizzato né promosso attività riconducibili alla GDMI, sottolineando inoltre che tali iniziative non rientrano nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF).
Un punto centrale della difesa riguarda l’utilizzo degli spazi scolastici. Gli edifici, infatti, sono di proprietà comunale e la loro gestione al di fuori dell’orario didattico spetta esclusivamente al Comune. L’eventuale concessione degli ambienti per attività esterne, dunque, non coinvolgerebbe direttamente la scuola.
Nel mirino del comunicato anche un’altra accusa, relativa a una presunta “delega in bianco” concessa alla dirigente da parte del Consiglio di Istituto. La dirigenza ha smentito categoricamente questa interpretazione, spiegando che si tratta semplicemente di una misura volta a snellire le procedure amministrative, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali.
Oltre alla difesa nel merito, la scuola critica duramente le modalità con cui l’Osservatorio ha portato avanti la denuncia. Nessuna richiesta preventiva di chiarimento sarebbe stata inoltrata all’istituto, mentre il comunicato sarebbe stato diffuso direttamente alla stampa. Un comportamento giudicato “improprio e arrogante”, in contrasto con i principi di dialogo e collaborazione tra istituzioni.
Nel passaggio conclusivo, la dirigente scolastica lancia un appello chiaro: di fronte a accuse ritenute prive di fondamento e dannose per l’immagine della scuola, viene richiesta una pubblica rettifica e delle scuse formali rivolte all’intera comunità educante – studenti, famiglie, docenti e personale scolastico.
La vicenda riapre così il confronto, sempre delicato, tra autonomia scolastica, utilizzo degli spazi pubblici e sensibilità sociale. Un dibattito destinato, con ogni probabilità, a proseguire anche nei prossimi giorni.





