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Ponsacco, dal “Bella Vista” al “Palazzo Rosa”: il coraggio della famiglia Simonelli 

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Ponsacco, dal “Bella Vista” al “Palazzo Rosa”: la storia dei Simonelli, una ferita sociale e la resilienza di una comunità.

PONSACCO – C’è un’immagine che più di altre racconta una parabola urbana fatta di speranze e disillusioni: quella del condominio “Bella Vista”, divenuto nel tempo il tristemente noto “Palazzo Rosa”. Nato come progetto ambizioso di rigenerazione urbana, capace di coniugare residenza, commercio e servizi, il complesso avrebbe dovuto rappresentare un modello di sviluppo per la città. La realtà, invece, ha consegnato alla comunità un simbolo di degrado, contenziosi e sofferenza.

A raccontare oggi questa vicenda è chi l’ha vissuta in prima persona. «In tempi non sospetti avevo detto che avrei parlato una volta che le vicende del “Palazzo Rosa” si sarebbero concluse e nonostante si scriverà ancora molto su questa vicenda, credo che un inciso, venerdì 16 gennaio, vada fatto, da chi più di tutti ha vissuto sulla sua pelle questa triste vicenda».

La scommessa della famiglia Simonelli

Tra le prime realtà a credere nel progetto ci fu la famiglia Simonelli. «Noi, come famiglia Simonelli, abbiamo creduto in quella visione sin dai primi anni 2000. È una scelta che rivendichiamo con orgoglio, nonostante tutto. È tra quelle mura che siamo cresciuti e abbiamo imparato il valore della resilienza». Nel 2006, proprio all’interno del complesso, venne inaugurata la seconda filiale dell’attività di ottica di famiglia, una storia imprenditoriale che affonda le radici nel 1944.

Una scelta che, con il senno di poi, si è rivelata carica di conseguenze. «Nessuno poteva immaginare che una guerra legale tra costruttori, enti pubblici e privati avrebbe trasformato un’opportunità nel “problema principe” della nostra comunità». Nonostante le difficoltà e il trasferimento avvenuto due anni fa, il legame con i clienti è rimasto saldo: «Se oggi possiamo raccontare questa storia è grazie ai nostri clienti: a loro, che continuano a sceglierci nonostante il trasferimento avvenuto due anni fa, va il nostro grazie più sincero».

Il 2024 ha segnato per la famiglia un traguardo importante: «Nel 2024 abbiamo celebrato 80 anni di storia, un traguardo culminato con l’apertura dell’Ottica Simonelli e Studi Medici Galileo in via di Gello 95 sempre a Ponsacco, un omaggio a mio padre Giovanni e ai miei nonni Giulio e Marcella».

Oltre le polemiche, la testimonianza di chi c’era

Negli anni, attorno al “Palazzo Rosa” si sono accumulate polemiche, ricostruzioni parziali e interpretazioni contrastanti. «Su questa vicenda sono stati scritti fiumi di parole, spesso conditi da mezze verità o palesi falsità. Ma la realtà è visibile solo a chi, come me, mio padre Giovanni e mio fratello Gabriele, si è rimboccato le maniche fin dall’inizio».

Il problema, sottolinea la testimonianza, non è stato solo edilizio: «Il Palazzo Rosa non è stato solo un problema di edilizia incompiuta, ma una ferita sociale profonda. Ponsacco si è trovata improvvisamente proiettata in dinamiche complesse, estranee al nostro vissuto quotidiano».

Nel racconto trovano spazio anche i riferimenti alle istituzioni e alle persone coinvolte nel corso degli anni. «Il pensiero va a chi, per dovere istituzionale o legame civile, ha dovuto gestire questa crisi. Penso agli ex sindaci Cicarelli e Brogi, due persone a me care che hanno affrontato sfide personali ingiuste a causa di questa vicenda. E penso al sindaco Gasperini, che dal 2024 ha toccato con mano le maglie strette di quello che Io chiamo “Sistema Italia”, dove le regole per un ente pubblico sono spesso un labirinto burocratico sfiancante».

La fine di un incubo e la prospettiva della ricostruzione

Oggi, dopo un lungo percorso segnato da passaggi amministrativi, interventi statali e operazioni complesse, si intravede una conclusione. «È doveroso ringraziare chi ha lottato per trovare soluzioni come le varie amministrazioni che si sono susseguite dal 2006 al 2026, prima e dopo il fallimento della società costruttrice — la principale responsabile di tanta sofferenza per scelte a dir poco ‘bizzarre”». Una vicenda che viene paragonata a una staffetta: «Come in una corsa in staffetta, non vince l’ultimo che taglia il traguardo ma tutti i corridori della squadra che contribuiscono a portare il “testimone” all’arrivo».

Il ringraziamento si estende anche a chi ha difeso il ruolo delle istituzioni: «Grazie al lavoro dei Sindaci e le loro amministrazioni iniziato nel 2006 e conclusa nel 2026, all’intervento dello Stato, delle Forze dell’Ordine e dei Prefetti, oggi, siamo finalmente giunti alla liberazione finale: non solo di un immobile, ma di un’intera comunità. Ringrazio anche l’amministratore di condominio Tomaso».

E guardando al futuro, resta una speranza affidata alle parole di chi ha vissuto tutto questo in prima linea:
«Forse ora è davvero arrivato il momento di rimboccarsi le maniche. Come accade dopo ogni conflitto, bisogna ricostruire: non solo un complesso edilizio, ma il tessuto di una società che, pur nelle diverse visioni, sa restare unita nei momenti cruciali».

La consapevolezza è che «a pagare il prezzo più alto è stata proprio la cittadinanza ponsacchina». Ma accanto al dolore resta anche una prospettiva di fiducia: «Eppure, resta una certezza: un giorno, non lontano, parleremo di questa vicenda solo come di un brutto ricordo, guardando avanti a una Ponsacco finalmente guarita».

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