Le parole del giocatore classe 1998 del Pisa Idrissa Tourè in un’intervista alla Lega Serie A fatta qualche settimana fa ma rilasciata oggi.
Dalle sue dichiarazioni prende forma una storia fatta di scelte, lavoro e determinazione (leggi qui), lontana dai cliché del calcio moderno. Nell’intervista di Tourè alla Lega Serie A emergono dettagli inediti sul percorso che lo ha portato fino a Pisa e sul significato di questa tappa.
Il nerazzurro si racconta senza filtri, tra passato e presente. Tra ambizioni personali e obiettivi di squadra, lo sguardo è rivolto al futuro. Un confronto diretto che restituisce il lato più umano del calciatore. Di seguito le parole di Tourè:
“Se forse prima do tutto in campo, poi dopo i tifosi lo notano, anche se non dovesse andare bene o faccio errori. Alla fine loro vedono il mio cuore in campo. Non mi vedo come un grande giocatore, mi vedo come figlio dei miei genitori, padre di mio figlio e marito di mia moglie. Sono un di loro, siamo tutti uguali”.
“Quando sono arrivato dalla Germania con l’aereo la prima volta sono stato fermato dalla polizia. Avevo un bisogno urgente di andare in bagno ma dovevano fare dei controlli. Per fortuna il mio agente ha spiegato cos’ero venuto a fare e l’agente di polizia mi ha fatto vedere che era un tifoso del Pisa tramite il suo tatuaggio dedicato alla squadra”.
“Giocare contro Modric è incredibile, ti fa sentire la propria visione e intelligenza. Tante volte riesce a togliersi dai duelli con la sua esperienza. Il gol contro di noi mi ha fatto arrabbiare, ma quando ho realizzato che era lui sono rimasto comunque stupito”.
“Mister Hiljemark è un allenatore bravo, sa cosa vuole e si sente l’energia che mette in campo durante la settimana. Vuole creare un gruppo sano e lo si nota. Alla fine però dipende tutto dai giocatori, siamo noi che andiamo in campo e mettiamo in pratica ciò che ci dice”.
“Pensiamo passo dopo passo, partita dopo partita. Dobbiamo rimanere calmi a livello mentale e non diventare nervosi. Alla fine è solo calcio. Approcciare con serenità è fondamentale, io provo a viverla così anche se non è semplice. È un modo diverso di vedere il calcio”.
A cura di Matteo Casini





