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Pisa, infezioni in ospedale dopo l’intervento: paziente muore, maxi risarcimento

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PISA – Un intervento chirurgico apparentemente riuscito, una dimissione senza complicazioni evidenti e poi il rapido peggioramento delle condizioni fino al decesso.

È la vicenda che ha portato il Tribunale civile di Pisa a condannare l’azienda ospedaliera per una serie di infezioni contratte in ambito sanitario, ritenute determinanti nella morte di un paziente di 77 anni. Lo riporta la stampa locale.

L’uomo era stato operato nel dicembre 2014 per l’asportazione di un nodulo al polmone destro. Dopo un decorso post-operatorio inizialmente regolare, era stato dimesso pochi giorni dopo. Tuttavia, a distanza di circa due settimane, il paziente era tornato in ospedale a causa di una forte febbre. Da quel momento le sue condizioni erano peggiorate rapidamente fino al decesso, avvenuto nel febbraio 2015.

Come riporta la stampa locale, gli accertamenti successivi hanno evidenziato la presenza di più infezioni contratte durante il ricovero ospedaliero, tra cui stafilococco aureo, candida, klebsiella ed enterobatteri. L’autopsia ha indicato come causa della morte uno shock settico riconducibile a una polmonite grave insorta in ambiente sanitario.

I familiari della vittima hanno quindi avviato un’azione legale contro l’azienda ospedaliera, che si è conclusa con la condanna al risarcimento. Secondo la consulenza tecnica disposta dal tribunale, le infezioni sarebbero state contratte con elevata probabilità a causa di carenze nelle misure di igiene e prevenzione del rischio infettivo.

Nel corso del processo è stato sottolineato che, pur esistendo protocolli specifici per evitare infezioni ospedaliere, non è stata dimostrata la loro effettiva applicazione nel caso concreto. Elemento rafforzato anche da alcune testimonianze relative alla mancanza di adeguate misure igieniche durante le visite al paziente.

I giudici hanno invece escluso responsabilità nella scelta e nell’esecuzione dell’intervento chirurgico, ritenuto corretto e conforme alle buone pratiche mediche.

L’azienda sanitaria è stata condannata a risarcire complessivamente circa 381 mila euro agli eredi, con una riduzione dell’importo dovuta alle condizioni di salute già compromesse del paziente, che presentava altre patologie. La sentenza non è definitiva e potrà essere impugnata in appello.

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