Una città in comune e Rifondazione Comunista chiedono la chiusura di Camp Darby. La protesta davanti alla base militare Usa.
PISA — Un appello netto contro la guerra e contro il ruolo militare del territorio pisano. È quello lanciato da Una città in comune e Rifondazione Comunista – Pisa, che in un comunicato chiedono la chiusura della base statunitense di Camp Darby e una presa di posizione del Comune per impedire il trasporto di armi attraverso le infrastrutture locali.
La presa di posizione arriva dopo la risoluzione approvata alla Camera su proposta del governo guidato da Giorgia Meloni, che impegna l’Italia a rafforzare il proprio dispositivo militare nell’area mediorientale e a sostenere la difesa dei Paesi partner. Secondo le due forze politiche locali, il documento rappresenta «una scelta bellicista e pericolosa» che rafforza il ruolo del Paese nelle strategie militari degli Stati Uniti e della NATO.
Nel comunicato si critica in particolare il passaggio che conferma «la piena operatività delle installazioni militari statunitensi presenti sul territorio nazionale». Una decisione che, secondo i firmatari, finirebbe per consolidare la funzione dell’Italia come piattaforma logistica delle operazioni militari occidentali nel Mediterraneo e in Medio Oriente.
Al centro della critica c’è la base di Camp Darby, uno dei principali siti di stoccaggio e smistamento di armamenti dell’esercito statunitense in Europa. Da qui transitano materiali militari diretti verso diversi teatri di guerra attraverso il porto di Livorno, la rete ferroviaria e le infrastrutture logistiche locali.
Secondo Una città in comune e Rifondazione Comunista, il recente innalzamento dei livelli di sicurezza attorno alla base dimostrerebbe quanto questa infrastruttura sia coinvolta nelle tensioni internazionali. «La presenza di questa struttura militare espone il nostro territorio alle conseguenze dirette dei conflitti», affermano.
Nel raggio di pochi chilometri, sottolinea il comunicato, si concentra un sistema di infrastrutture militari rilevante: l’aeroporto militare “Galilei”, la Brigata paracadutisti Folgore e la stessa Camp Darby. Negli ultimi anni, ricordano le due organizzazioni, la base è stata oggetto di diversi interventi infrastrutturali, tra cui il rinnovamento della banchina di Tombolo, i lavori di navigabilità dei Navicelli e la realizzazione di un ponte girevole per il collegamento ferroviario con la rete nazionale.
Questi investimenti, sostengono, stanno rafforzando ulteriormente la funzione strategica della base all’interno del dispositivo militare statunitense.
A ciò si aggiunge il progetto — di cui si discute da tempo — per la costruzione di una cittadella militare dei reparti speciali dei carabinieri nell’area del CISAM, nel parco di San Rossore, un intervento stimato in circa mezzo miliardo di euro.
Di fronte a questo scenario, Una città in comune e Rifondazione Comunista chiedono una «radicale inversione di rotta». In particolare:
- la chiusura della base di Camp Darby e la riconversione dell’area a usi civili e ambientali;
- una presa di posizione del Comune di Pisa per impedire l’uso delle infrastrutture logistiche cittadine per scopi militari;
- un piano pubblico di sicurezza per la tutela della popolazione.
Il riferimento è all’articolo 11 della Costituzione, che afferma che l’Italia «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli».
Le due forze politiche annunciano inoltre la partecipazione alla manifestazione nazionale per la pace prevista il 28 marzo a Roma, organizzata dalla rete NO KINGS.
«Pisa deve essere una città di pace, non un ingranaggio della macchina bellica globale», si legge nel comunicato. Per questo, concludono, la mobilitazione continuerà «nelle istituzioni e nelle piazze», con l’obiettivo di fermare quella che definiscono «la macchina della guerra».





