Trasferito dal carcere di Arezzo, dove si trova dopo essere stato fermato in autostrada mentre tentava la fuga il giorno stesso del delitto, il giovane è comparso davanti al sostituto procuratore titolare dell’inchiesta. Assistito dal difensore di fiducia, ha fornito la propria ricostruzione dei fatti. Sui contenuti dell’interrogatorio vige il massimo riserbo, ma la misura cautelare in carcere verrà rinnovata nei prossimi giorni. L’accusa è di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la sparatoria sarebbe stata l’epilogo di una violenta discussione scoppiata poche ore prima in un locale alle Capanne di Montopoli. Il confronto tra i due gruppi sarebbe poi degenerato nel parcheggio, dove – stando alle indagini – ci sarebbe stato anche un gesto provocatorio con un’auto lanciata in retromarcia contro la vittima.
Dopo quel primo scontro sarebbero seguiti contatti telefonici tra le parti, fino a fissare un incontro che si è trasformato in un regolamento di conti. Intorno alle 4.30, da un Range Rover Evoque sarebbero partiti i colpi diretti verso un Fiat Doblò bianco, sul quale Muharremi viaggiava accanto al conducente insieme ad altri due amici. Per il 25enne non c’è stato scampo.
Le indagini non si fermano alla notte dell’omicidio. Carabinieri e Procura stanno cercando di ricostruire eventuali tensioni pregresse tra i gruppi coinvolti, ipotizzando una possibile faida come chiave di lettura del movente.
Tra gli elementi sotto esame c’è l’arma utilizzata: una Beretta semiautomatica calibro 7,65, detenuta illegalmente e ritrovata nei pressi dell’abitazione dell’indagato. L’arma, rubata in provincia di Firenze e poi ceduta, potrebbe essere la stessa impiegata in una precedente sparatoria avvenuta nei mesi scorsi nella zona del bar Livorno a Pisa.
Gli investigatori stanno inoltre verificando eventuali collegamenti con l’incendio che aveva colpito l’autolavaggio di Fucecchio gestito dalla vittima insieme al fratello, episodio che potrebbe inserirsi in un contesto più ampio di contrasti.
Nel registro degli indagati figura anche un 18enne che si trovava a bordo del Range Rover al momento degli spari; con loro, secondo quanto emerso, ci sarebbe stato anche un minorenne. Il giovane, accompagnato dal proprio legale, ha dichiarato di non essere stato a conoscenza della presenza della pistola né delle intenzioni dell’amico.
Il lavoro degli inquirenti prosegue per chiarire ogni tassello della vicenda, definire i ruoli dei presenti e comprendere se dietro l’omicidio si nasconda un conflitto più ampio maturato nel tempo.