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“Offese razziste” durante la partita di basket: il racconto di Diarra a VTrend

13:58

Episodio di razzismo nel basket locale: ASD Basket Calcinaia denuncia offese a una giovane istruttrice. Il racconto di Diarra Dioum.

Un grave episodio di razzismo ha scosso il mondo del basket locale, riportando al centro dell’attenzione il tema del rispetto negli impianti sportivi. A denunciarlo è stata l’ASD Basket Calcinaia che, in un comunicato ufficiale, ha ricostruito quanto accaduto al termine della trasferta di DR1 del 15 marzo 2026.

Secondo quanto riferito dalla società, una propria tesserata — istruttrice del settore minibasket presente in tribuna — sarebbe stata presa di mira da offese a sfondo razzista provenienti dal pubblico. Un episodio definito “grave e inaccettabile”, per il quale il club si è immediatamente attivato chiedendo chiarimenti alla società ospitante. Al momento, tuttavia, non sono stati individuati i responsabili.

Sulla vicenda è intervenuto anche Antonio Mazzeo, che ha espresso “rabbia profonda” e piena solidarietà alla giovane istruttrice, rilanciando un appello deciso contro ogni forma di discriminazione e a tutela dei valori autentici dello sport.

Di seguito l’intervista di VTrend a Diarra Dioum, la giovane coinvolta nell’episodio.

«Sono istruttrice di minibasket presso il Basket Calcinaia e mi occupo anche della gestione social della società: un ruolo che mi porta a seguire da vicino tutte le squadre, compresa la prima squadra.» dichiara Diarra Dioum a VTrend.

«Il 15 marzo eravamo in trasferta proprio per una partita della prima squadra. Mi trovavo in tribuna insieme ad alcuni amici: scattavo foto, tifavo e partecipavo, come sempre, all’atmosfera familiare che caratterizza il nostro ambiente. La gara è stata intensa ma corretta, senza particolari tensioni o episodi rilevanti durante il giocoprosegue Diarra Dioum.

«Al termine dell’incontro, però, due mie amiche — sedute lontano da me — mi hanno raccontato di aver avuto un battibecco con due donne presenti in tribuna. Il diverbio sarebbe nato dal fatto che, vedendomi in piedi ad applaudire e incitare la squadra, queste persone avrebbero rivolto nei miei confronti un’espressione offensiva e a sfondo razzista, invitandomi a “mettermi seduta e mangiare banane”. Le mie amiche hanno risposto, dando origine a uno scambio acceso ma breve, che si è comunque esaurito prima della fine della partita.» continua Diarra.

«Una volta venuta a conoscenza dell’accaduto, mi sono avvicinata alle due donne per chiedere spiegazioni. Da quel momento è nata una discussione più ampia, durante la quale sono state pronunciate ulteriori offese, anche su aspetti del tutto estranei all’episodio iniziale.» spiega Diarra.

«Nel corso del confronto è intervenuto anche un uomo che si è avvicinato in modo aggressivo, arrivando a minacciare un mio amico. Fortunatamente la situazione non è degenerata e le persone coinvolte si sono poi allontanate.» prosegue Diarra Dioum.

«Il giorno successivo, la nostra società ha inviato una comunicazione ufficiale alla squadra avversaria per segnalare quanto accaduto. Non avendo ricevuto risposta, abbiamo sollecitato nuovamente, sottolineando la gravità dell’episodio.» sottolinea Diarra Dioum.

«Sono arrivate delle scuse formali, ma la società ha dichiarato di non essere riuscita a identificare i responsabili. Abbiamo quindi fornito una descrizione dettagliata delle persone coinvolte, senza però ricevere ulteriori riscontri. Nel frattempo, diverse realtà del mondo del basket ci hanno espresso solidarietà. Da parte nostra, non abbiamo mai reso pubblico il nome della società coinvolta.» racconta Diarra.

«A livello federale non è stato aperto alcun procedimento, poiché durante la gara non sono state effettuate segnalazioni ufficiali. Il nostro obiettivo, tuttavia, era far emergere un episodio grave e sottolineare come, ancora oggi, nel 2026, situazioni di questo tipo possano verificarsi.» continua Diarra.

«Quello che rende tutto ancora più difficile da accettare è il contrasto con il lavoro quotidiano che svolgiamo con i bambini. Lavoro con gruppi dai 5 ai 12-13 anni, composti da ragazzi di ogni etnia, religione e con diverse capacità. Ogni giorno cerchiamo di trasmettere valori come inclusione, rispetto e convivenza. Non si tratta di iniziative occasionali, ma di un impegno costante, educativo e umano. Collaboriamo anche con realtà che si occupano di disabilità e promuoviamo attività inclusive in diversi contesti.» spiega Diarra.

«Per questo fa ancora più male vedere come, in pochi istanti, comportamenti come quelli descritti possano vanificare gli sforzi quotidiani fatti dentro e fuori dal campo. Episodi del genere non riguardano solo lo sport, ma riflettono un problema culturale più ampio, che coinvolge anche il contesto in cui crescono i ragazzi. È proprio per questo che abbiamo sentito la necessità di parlarne e dare visibilità a quanto accaduto.». conclude Diarra.

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