Sei donne, sei storie di rinascita: a Bientina una mostra emozionante racconta il percorso del tumore al seno tra arte, fotografia e testimonianze.
Bientina si prepara ad accogliere un evento che va oltre una semplice mostra: è un viaggio emotivo, umano e profondamente vero dentro sei storie di coraggio, trasformate in immagini vive. “Sei donne, sei storie, sei opere, sei tele vive” è il titolo del progetto promosso dall’associazione Non più Sola Pontedera-Volterra, che sarà presentato al pubblico l’11 aprile alle ore 17.00 presso la Torre Civica.
Un’iniziativa nata quasi in punta di piedi, ma cresciuta nel tempo fino a superare ogni aspettativa. «Da più di un anno portiamo avanti un progetto che, nel tempo, è cresciuto oltre ogni aspettativa. Era nato come un’iniziativa bella ma contenuta; tuttavia, quando entrano in gioco il mondo femminile, l’affettività, le emozioni e il dolore, tutto diventa inevitabilmente più complesso e profondo», racconta la presidente dell’associazione, Laila Gabbrielli, a VTrend.
Il progetto ha coinvolto sei donne del territorio della Valdera, operate di tumore al seno e seguite dal centro di senologia Pontedera–Volterra. Un percorso lungo un anno, fatto di incontri individuali e momenti di confronto, che ha intrecciato competenze diverse: inizialmente il supporto di una psicosessuologa, poi il lavoro artistico di due pittori e infine quello dei fotografi dell’associazione La Torre di Pontedera.
All’inizio, il cuore del progetto è stato l’ascolto. Le partecipanti hanno raccontato se stesse, senza filtri: la ferita, il senso di smarrimento, il dolore fisico e interiore. Da queste testimonianze sono nate le prime opere pittoriche: ogni quadro racchiude un profilo nero, simbolo di una donna immersa in un tunnel buio, immagine potente di un passaggio difficile ma reale.
Poi, la trasformazione. Nell’ultima fase del percorso, ogni donna è stata dipinta e simbolicamente restituita a se stessa, in una nuova forma, in una nuova luce. Da questo lavoro intenso sono nate sei tele, accompagnate da una documentazione fotografica altrettanto significativa: sei storie che diventano arte, sei identità che si riappropriano del proprio spazio.
«Un lungo percorso, inatteso nel suo divenire misteriosamente affascinante, nessuna ipotesi iniziale… solo il desiderio di andare in profondità per tirar fuori, una donna alla volta, quel peso che da fisico è diventato interiore. E realizzare un’immagine liberatoria come una nuova Sé ri-nata a Vita Nova», sottolinea ancora Gabbrielli.
Non è solo una mostra, ma un’esperienza collettiva che parla di rinascita, di corpo e di identità. Le donne coinvolte hanno affrontato il progetto con grande coraggio, mettendosi a nudo non solo fisicamente, ma anche emotivamente, condividendo paure profonde e parti intime del proprio vissuto.
Un valore aggiunto importante è stato il coinvolgimento diretto di una delle pittrici, anche infermiera del centro senologico: una presenza che ha reso il lavoro ancora più sensibile e consapevole, capace di cogliere sfumature spesso invisibili. Fondamentale anche il contributo della psicosessuologa, che ha accompagnato il percorso affrontando temi raramente messi al centro durante la malattia.
«Nella malattia si parla raramente di sessualità e di relazione di coppia: l’attenzione è tutta concentrata sulla sopravvivenza, mentre questi aspetti restano spesso in secondo piano, pur essendo essenziali per la qualità della vita», evidenzia la presidente.
La mostra, che sarà inaugurata l’11 aprile, resterà aperta fino al 20 aprile presso la Torre Civica di Bientina. Ma questo è solo l’inizio: il progetto è pensato per diventare itinerante, con tappe già previste all’atrio dell’ospedale “Lotti” di Pontedera e successivamente a Volterra. In prospettiva, l’obiettivo è anche quello di organizzare un’asta benefica delle opere.
Tutto è pronto, l’allestimento è definito. Ora resta solo da dare a questa esperienza la visibilità che merita. Perché queste sei tele non sono solo opere d’arte: sono testimonianze vive. Raccontano che, anche dopo il dolore, è possibile rinascere. E che ogni donna può tornare a dipingere la propria vita, con colori nuovi.
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