La comunità senegalese di Pisa piange la scomparsa di Khabane Ndao Modou. Ricordi e cordoglio da istituzioni e comunità.
PISA – La comunità senegalese di Pisa e provincia piange la scomparsa di Khabane Ndao Modou, morto in Senegal nei giorni scorsi. Figura storica della diaspora senegalese in Italia, Ndao è stato tra i fondatori della comunità senegalese pisana e per anni un punto di riferimento imprescindibile per centinaia di famiglie.
In sua memoria, oggi alle ore 16, è stato organizzato un momento di raccoglimento al Salone del Dopolavoro Ferroviario di Pisa, promosso dall’Unità migranti e dalla Comunità Senegalese di Pisa e Provincia.
La notizia della morte ha suscitato un’ondata di commozione non solo tra i connazionali residenti sul territorio, ma anche in altre città italiane e in Senegal.
Al cordoglio si sono unite anche le istituzioni locali. Parole particolarmente intense sono arrivate da Dario Danti, assessore a Lavoro e Università del Comune di Firenze, che ha ricordato Ndao come «un protagonista dei diritti e un punto di riferimento per le lotte antirazziste. Una persona seria e coraggiosa, netta e disponibile, di una umanità profonda».
Danti ha ripercorso anche i principali incarichi ricoperti da Ndao: segretario amministrativo dell’Associazione dei senegalesi della Regione Toscana, primo presidente del Consiglio Provinciale degli Stranieri della provincia di Pisa e tra i fondatori della Consulta Comunale per gli Stranieri.
«Quando gli chiesi di candidarsi alle elezioni comunali di Pisa – ha aggiunto – non esitò un momento: esserci per lui era fondamentale. Mancherà alla sua comunità, mancherà a tutte e tutti noi». E ha concluso con un messaggio dal forte valore politico e simbolico: «In un momento in cui si vorrebbe far sprofondare la società nell’odio e nel razzismo, la voce e la politica quotidiana di Khabane ci indicano da che parte della Storia stare: quella giusta».
La scomparsa di Khabane Ndao Modou lascia un vuoto profondo nella comunità senegalese e nel tessuto sociale pisano, che negli anni aveva imparato a riconoscere in lui non solo un leader comunitario, ma anche un ponte tra culture, un uomo di dialogo e di impegno civile.





