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mercoledì 28 Settembre 2022

Mazzinghi, la famiglia chiede di interrompere il procedimento per l’intitolazione della piazza

PONTEDERA. ”Per rispetto di babbo fermiamoci e tiriamo giù il cappello” queste le parole della famiglia Mazzinghi che ha deciso di intervenire pubblicamente sulla questione dell’intitolazione della piazza al campione scomparso il 22 agosto.

Riportiamo in maniera integrale il comunicato della famiglia Mazzinghi.

“La famiglia Mazzinghi esprime profonda e sentita gratitudine per l’iniziativa intrapresa dal consiglio comunale di Pontedera per rendere onore ed omaggio ad Alessandro Mazzinghi finalizzata ad intitolargli la piazza centrale della città. Lo spirito che ha animato il consiglio e le parole espresse da tutti i gruppi che lo compongono costituiscono motivo di orgoglio e ci hanno fatto sentire la vicinanza dell’organo elettivo. Poi è nato quel che è nato, ed è quello che noi non possiamo accettare. Proprio perché credevamo che sulle decisioni del consiglio comunale e quindi sulla memoria di Alessandro Mazzinghi la città di Pontedera potesse unirsi in un afflato unitario che invece le recenti polemiche e la pubblica discussione hanno minato. Perciò chiediamo all’amministrazione comunale di interrompere il procedimento avviato per l’intitolazione“.

La famiglia Mazzinghi continua: “Facciamo questa richiesta mortificati, con la sofferenza emotiva ed intellettuale che non può non avere chi riteneva il percorso intrapreso un modo condiviso per raccogliere, nel gesto dell’intitolazione della piazza centrale della sua città, quel che Mazzinghi ha rappresentato per Pontedera e che non andava assolutamente a confliggere con i valori propri di altre storie che appartengono alla nostra coscienza collettiva. Le discussioni polemiche sul fatto che l’epopea risorgimentale non dovesse esser ‘sostituita’ dalla memoria di Mazzinghi ci hanno fatto male ed hanno mortificato lo spirito con cui credevamo dovesse e potesse concretizzarsi il ricordo di Sandro. Ne sono state dette troppe ed è stato superato il limite. Preferiamo dunque che la discussione si interrompa qui”.

“A proposito di concittadini scomparsi, non c’è alcun dubbio che se i pontederesi delle generazioni a lui contigue e affini, potessero in massa affacciarsi dai luoghi di riposo sarebbe una interminabile standing ovation pro Mazzinghi: questa è la verità. Un’ovazione assordante esploderebbe a Pontedera, come quella che nel maggio del ’68, sotto il Municipio lo accolse e lo abbracciò di nuovo campione eleggendolo a simbolo del riscatto dell’intera comunità.

“Momenti irripetibili che da valore individuale, hanno consacrato le imprese di Mazzinghi quale valore collettivo nella memoria della città di Pontedera. Perché Mazzinghi scatenò passioni, orgoglio ed emozioni allo stato puro tra la gente della sua comunità. Nella seconda metà del ‘900, il suo nome venne impresso e scolpito a fondo nell’anima, nel cuore, nei sentimenti… nonché nel cromosoma, perciò nell’identità del popolo pontederese. A tal punto da ricevere dal sindaco nel 2018 le “Chiavi della Città” e la dovuta proclamazione del lutto cittadino al momento della sua scomparsa. Ed oggi comunque, il tema non è quello di farne più o meno un modello di riferimento, ma più semplicemente quello di rendere prestigioso, tangibile e imperituro riconoscimento a lui e con ciò alla storia di città. Sandro è stato il simbolo del riscatto di Pontedera, l’orgoglio e il prestigio per generazioni intere di cittadini. Colui che portò entusiasmo dopo la tragedia delle bombe e gli anni drammatici della ricostruzione, colui che accompagnò la rinascita dopo la catastrofica alluvione del ’66”.

“Non solo, la vita esemplare di Mazzinghi è ormai impressa e in varie forme celebrata nella storiografia del paese. Ed è sommario e riduttivo valutarlo e apprezzarlo soltanto per le nobili imprese sportive e la sua abilità nel ‘menare pugni’. La sua storia ci racconta molto ma molto di più. Essa esalta un uomo-coraggio, alieno ai compromessi, risoluto contro le ingiustizie… che non ha mai chinato il capo di fronte ai maggiorenti e i palazzi del potere sportivo. La sua vita di persona semplice, umile e modesta, è stata improntata alla correttezza e alla lealtà. Ha conosciuto la miseria e la fame, ha subito rovesci e disavventure tremende ed è sempre riuscito a rialzarsi, con abnegazione, costanza, spirito di sacrificio, senso della famiglia, parsimonia, oculatezza. La sua vicenda umana è stata improntata all’orgoglio, alla volontà e alla fatica di provare sempre a farcela da solo… non ha mai mendicato aiuti, men che meno raccomandazioni o favori, non ha mai ricevuto sostegni, sussidi o assistenza con danari pubblici… Non c’è alcun dubbio sul fatto che un personaggio siffatto, che simboleggia la nostra storia di comunità, alla quale ha regalato pagine prodigiose e trionfali strameriti il centro della città”.

La famiglia conclude: “E non è un caso se il teatro e il cinema (quindi la cultura), vogliono innalzarlo a soggetto da promuovere e raccontare nei suoi valori e nella sua drammaturgia. Guardate che è raro, anzi rarissimo che un personaggio dello sport rappresenti e contenga un coacervo di valori positivi quanto Sandro, tanto da venire conteso da registi e compagnie teatrali. Ringraziamo di nuovo il sindaco Matteo Franconi e tutto il consiglio comunale, e invitiamo chiunque a levarsi il cappello quando parla di Alessandro Mazzinghi“.

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