Grazie alle qualità dette e mostrate da Loyola stesso, il Pisa può trovare equilibrio e imprevedibilità offensiva tramite un modulo preciso.
A febbraio, complici anche gli scossoni delle ultime settimane, il Pisa è ancora alla ricerca di una fisionomia definitiva. Le precedenti uscite (leggi qui), su tutte quella di venerdì con il Milan, hanno evidenziato un limite netto: la scarsa presenza e incisività negli ultimi 30/35 metri. Eppure una possibile svolta potrebbe essersi già palesata.
Loyola lo aveva anticipato in conferenza stampa, poi lo ha ribadito sul campo con la rete segnata contro il Milan. Non un episodio isolato, bensì l’idea di un calciatore capace di incidere oltre le sue doti di interdizione. La sua versatilità e la naturale inclinazione ad attaccare lo spazio lo rendono un elemento diverso rispetto agli altri interpreti in rosa.
Finora la squadra di Hiljemark ha schierato dal 1′ tre uomini offensivi, senza però trovare segnali chiari in termini realizzativi. In questo contesto, il rendimento di Tramoni alle spalle delle punte contro i rossoneri non ha rispettato le aspettative costruite (come da inizio stagione). L’idea di affidargli di nuovo la trequarti non ha prodotto l’impatto sperato.
Ecco allora la possibile svolta dettata dal campo stesso: usare Loyola “alla Tramoni”, trasformandolo in mezzala con completa libertà di inserimento. Un 3-5-2 più compatto in mezzo al campo consentirebbe maggiore equilibrio e, allo stesso tempo, inserimenti centrali difficili da leggere per le difese avversarie, come dimostrato appunto in occasione del momentaneo 1-1 di venerdì scorso.
In questa ipotesi, il centrocampo potrebbe vedere Loyola e Akinsanmiro come interni dinamici, con Aebischer davanti alla difesa a garantire filtro e ordine. Una struttura che aumenterebbe densità e copertura, ma soprattutto libererebbe Loyola, il quale potrebbe supportare la fase offensiva con costanza.
Davanti, due riferimenti strutturati tra Stojlikovic, Durosinmi e Moreo, avrebbero un sostegno costante e “atipico” rispetto alle ultime uscite. Non più un trequartista tra le linee quindi, ma un incursore capace di rompere l’equilibrio, scardinare la difesa e arrivare con imprevedibilità dalle retrovie.
La differenza sarebbe tutta nell’interpretazione del ruolo, che sembra calzare a pennello per il cileno: partire qualche metro più indietro per arrivare a ridosso dell’area con soluzioni differenti. Loyola, per caratteristiche, possiede corsa, letture e personalità per interpretare la posizione al massimo.
A cura di Matteo Casini





