Lorella Barbuti contesta la definizione di “conclusione naturale” del rapporto di lavoro e parla di “licenziamento unilaterale”. La lettera aperta.
Una vicenda che intreccia lavoro, lutto e dignità personale approda al centro del dibattito pubblico cittadino. Lorella Barbuti, ex dipendente di Patrimonio Pisa Srl, affida a una lettera aperta parole dure per contestare la ricostruzione fornita in Commissione Comunale sulla cessazione del suo rapporto di lavoro.
Durante la seduta trasmessa in streaming, la fine del suo impiego sarebbe stata definita una “conclusione naturale” per raggiunti limiti di età. Una versione che Barbuti respinge con fermezza, parlando invece di un licenziamento unilaterale, che sarebbe stato comunicato – sottolinea – a soli due giorni dalla morte del marito. Una decisione con effetto immediato, senza possibilità di rientro, di saluto ai colleghi o di chiusura delle attività in corso.
Di seguito, il testo integrale della lettera aperta firmata da Lorella Barbuti.
“Sento l’imperativo morale di tornare a scrivere dopo aver seguito, con profonda amarezza, la diretta streaming della Commissione Comunale convocata, con la presenza dell’Amministratore dalla “Patrimonio Pisa Srl”, per discutere la mia vicenda. Ascoltare il racconto della mia vita e del mio percorso lavorativo trattati con tale distacco ferisce profondamente. Ancora più grave è stata la ricostruzione parziale dei fatti, che sento il dovere di precisare per ristabilire la verità documentale.
In Commissione è stato dichiarato che il mio rapporto di lavoro si sarebbe concluso in modo “naturale” per il raggiungimento dell’età pensionabile. Non è così.
Una conclusione naturale presuppone un percorso condiviso, un congedo dignitoso e programmato. Nel mio caso, invece, ho ricevuto — a soli due giorni dalla morte di mio marito, che era anche il mio unico sostegno per raggiungere il luogo di lavoro — una lettera di licenziamento unilaterale.
Il licenziamento è stato intimato con espressa rinuncia al termine di preavviso e con corresponsione della relativa indennità sostitutiva. Ciò ha comportato l’immediata cessazione del rapporto, senza che mi fosse consentito di rientrare in sede neppure per un giorno, né di concludere le attività in corso, né di salutare i colleghi.
Se si fosse trattato di una “conclusione naturale”, non vi sarebbe stata alcuna necessità di interrompere il rapporto con effetto immediato.
Avevo chiesto un’uscita consensuale e dignitosa, come avviene per la quasi totalità dei lavoratori prossimi alla pensione. Tale richiesta non è stata accolta.
Ho trasmesso al Presidente della Commissione la lettera di licenziamento e l’ultima busta paga. I documenti ufficiali parlano chiaro: si tratta di un licenziamento con cessazione immediata del rapporto. Ho inoltre chiesto di essere ascoltata, affinché la mia voce possa trovare spazio accanto alle ricostruzioni aziendali.
Questa interruzione improvvisa e non concordata ha prodotto conseguenze pesanti sulla mia vita quotidiana. Da più di tre mesi sono priva di reddito, in attesa dei tempi tecnici dell’INPS per l’erogazione della pensione. Mi trovo sola, nel pieno di un lutto devastante, senza stipendio e senza ancora pensione.
Ringrazio i commissari che hanno voluto approfondire il mio caso e la Consigliera di Parità per il sostegno ricevuto. Confido che le sedi competenti sapranno valutare con equilibrio e imparzialità l’intera vicenda.
Questa non è solo una questione personale. È una riflessione sulla dignità delle persone in condizione di fragilità, affinché nessuno si senta trasformato da risorsa professionale a problema organizzativo.
La mia disabilità non mi rende invisibile. E la mia voce merita ascolto.
Lorella Barbuti”





