Giovanni Gronchi protagonista delle Olimpiadi invernali di Cortina 1956: il ruolo del presidente della Repubblica nella cerimonia di apertura.
Cortina d’Ampezzo torna oggi al centro della scena mondiale, come accadde settant’anni fa. Allora come adesso, l’Olimpiade invernale non è soltanto una competizione sportiva, ma un evento capace di riflettere il tempo in cui si svolge e di parlare a un pubblico globale.
Nel 1956 fu il simbolo di un’Europa che cercava di rialzarsi dopo la guerra; nel 2026 diventa il racconto di un’Italia moderna, connessa e diffusa, che unisce territori diversi sotto un’unica bandiera olimpica.
I Giochi di Cortina 1956 restano impressi nella memoria anche per il forte valore istituzionale della cerimonia di apertura. Protagonista di quel momento fu il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi – originario di Pontedera, in provincia di Pisa – la cui presenza rappresentò un segnale chiaro di unità nazionale e di apertura verso la comunità internazionale, in un contesto segnato dalle tensioni della Guerra fredda.
Il primo tedoforo fu Adolfo Consolini, partecipante alle Olimpiadi nell’atletica (1948, 1952, 1956, 1960), medaglia d’oro a Londra 1948 e d’argento a Helsinki 1952. L’ultimo tedoforo invece fu Guido Caroli, atleta Olimpico nel pattinaggio di velocità (1948, 1952, 1956).
Durante il giro di pista che precedeva l’accensione del braciere, Caroli inciampò in un cavo la cui presenza sulla pista non gli era stata segnalata; tuttavia il tedoforo, pur cadendo, riuscì a evitare che la torcia si spegnesse.
Il 26 gennaio 1956, il Capo dello Stato fece il suo ingresso allo Stadio del Ghiaccio tra lunghi applausi, annunciato dalle salve di cannone, davanti a tribune gremite e alle delegazioni diplomatiche dei Paesi partecipanti, insieme ai vertici del Comitato Olimpico Internazionale.
Dopo la sfilata delle squadre e i discorsi ufficiali, toccò a Gronchi pronunciare le parole destinate a entrare nella storia:
«Proclamo aperti i VII Giochi olimpici di Cortina d’Ampezzo».
Con quella formula si apriva non solo un’Olimpiade, ma la prima edizione invernale trasmessa in diretta televisiva, che proiettò Cortina e l’Italia al centro dell’attenzione mondiale. La figura del presidente della Repubblica divenne così il punto di raccordo tra sport e valori universali come pace, dialogo e fratellanza, temi che attraversarono l’intera narrazione di quei Giochi.
Pontedera, terra natale di Gronchi, celebra simbolicamente quel legame tra territorio e storia nazionale: un figlio della Toscana che portò il suo saluto e la sua autorità sul palco dei Giochi.
Oggi, venerdì 6 febbraio, quel filo ideale viene ripreso con l’avvio delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. L’Italia si prepara a inaugurare la 25ª edizione dei Giochi invernali con una cerimonia di apertura che riflette lo spirito del nostro tempo: non concentrata in un solo luogo, ma distribuita su più territori.
L’appuntamento è fissato per le ore 20. La cerimonia si svolgerà tra Milano, con lo stadio San Siro come palcoscenico principale, e Cortina d’Ampezzo, affiancate da eventi e sfilate degli atleti e delle atlete anche a Predazzo e Livigno. Uno spettacolo pensato per unire città e montagne, tradizione e innovazione, che si concluderà intorno alle 23.
Settant’anni separano le due Olimpiadi, ma il senso profondo resta immutato. Come nel 1956, anche oggi la fiamma olimpica accende un messaggio che va oltre le medaglie: quello di uno sport capace di costruire ponti, raccontare un Paese e parlare di futuro.





