L’attacco del Pisa è in linea con le rivali salvezza, la fase difensiva è il vero problema: la spiegazione dei numeri stagionali registrati.
La stagione del Pisa in Serie A sta mettendo a nudo un limite evidente: la fase difensiva. Nonostante una narrazione diffusa indichi l’attacco come il principale limite, i numeri raccontano una realtà diversa (leggi qui). I nerazzurri segnano quanto, e in alcuni casi più, delle squadre con cui condividono la lotta salvezza.
20 gol segnati dalla Cremonese, 19 gol segnati dal Pisa, 18 gol segnati dal Verona, 16 gol segnati dal Parma, 15 gol segnati dal Lecce.
Uniche eccezioni Fiorentina e Genoa con 27 e 29 gol segnati.
Analizziamo quindi la fase difensiva. Dopo 24 giornate i nerazzurri hanno già incassato 40 gol, pari a una media di circa 1,67 reti subite a partita, il secondo peggiore score del campionato in termini di gol al passivo. È un tallone d’Achille che pesa più di ogni altra cosa sulla corsa salvezza e racconta le difficoltà della squadra nel gestire più fasi di gara.
L’indicatore dei gol attesi subiti (xGA) fornisce un quadro ancora più limpido. Il Pisa è la squadra con il valore di xGA più alto della Serie A, intorno ai 37,8 expected goals concessi in questo campionato. Questo dato segnala che gli avversari generano occasioni chiare contro i nerazzurri e non si tratta di circostanze casuali: il volume e la pericolosità delle chance concesse vengono poi concretizzati in gol in misura quasi proporzionale.
Un altro elemento evidente è la scarsità di clean sheet. Il Pisa ha mantenuto la porta inviolata solo 5 volte in 24 incontri, ovvero il 20% dei match, un numero che sottolinea come la difesa fatichi a dare continuità nelle prestazioni. Anche questo si riflette nei numeri: la squadra concede gol mediamente ogni 54 minuti di gioco, un ritmo che rende arduo costruire risultati solidi.
I problemi non derivano da singoli fatti isolati ma da dinamiche ricorrenti. La linea difensiva manca di compattezza nei momenti in cui gli avversari accelerano la manovra. Le distanze tra i reparti si allungano, i raddoppi non arrivano e le transizioni avversarie trovano sempre un corridoio aperto. Ne nasce un’esposizione costante ai tiri dentro l’area, con gli avversari che non devono forzare per creare occasioni da rete “forzate”.
Anche i duelli e le seconde palle raccontano questa storia. Non è tanto il numero assoluto di contrasto perso a preoccupare, quanto la tipologia di momenti in cui questi contrasti non vengono vinti. Spesso in zone centrali o in momenti di pressione alta dell’avversario, generando situazioni in cui poi la difesa si trova costretta a rincorrere.
Il risultato è che gli xGA e i gol subiti effettivi si bilanciano quasi perfettamente: il Pisa concede tante occasioni pericolose quanto poi ne vede trasformate in reti, senza quell’effetto “sfortunato” che a volte maschera problemi tecnici più profondi. In altre parole più chiare, i dati mostrano che il totale delle reti al passivo è coerente con la qualità delle chance concesse.
Non si tratta soltanto di singoli errori individuali ma di un problema strutturale. Il Pisa concede troppo in termini di qualità e quantità di occasioni, paga dazio nelle transizioni avversarie e non riesce a mantenere uno status difensivo solido per tutta la durata dei 90 minuti.
I numeri sull’xGA e i clean sheet certificano una difficoltà reale e non solo apparente: la difesa fatica a proteggere la porta con continuità. Ciò, chiaramente, non è solo colpa dei vari Caracciolo, Canestrelli e compagnia, ma anche del poco supporto difensivo dato da centrocampisti e attaccanti.
Fonte dati: FootyStats
A cura di Matteo Casini





