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Doppio appuntamento in giallo con “Tony e le Ciliegie Rosse” di Giuseppe Vecchio

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Di seguito la settima e ottava puntata del racconto giallo “Tony e le Ciliegie Rosse”.

Ecco la settima e ottava puntata di “Tony e le Ciliegie Rosse” (in esclusiva per i lettori di VTrend.it) di Giuseppe Vecchio, noto e rinomato scrittore.

Settima puntata

“Correvo, senza capire perché, avevo il finestrino abbassato e faceva caldo lo stesso, un caldo vento mi ricordava dov’ero e cosa stavo facendo. Ero Tony. Tony Al e dovevo capire chi era stato ad uccidere Melyssa. Perché? A che ora? Domande facili a cui, però, non sapevo rispondere, correvo, come se correre mi avvicinasse alla verità, come se correre fosse una via per avvicinarmi al mio punto di arrivo. Melyssa è stata uccisa da, e qui mi fermavo. Non avevo quasi niente, non sapevo cosa era la cosa giusta da fare adesso, avevo un solo vantaggio, gli altri non sapevano che io non sapevo ancora niente di certo su questa morte, tranne il nome della vittima: Melyssa. E le amarene che tutti credevano fossero ciliegie cosa c’entravano in questa storia? Una donna riesce a camminare su una scarpa con tacco undici? Una donna riesce a camminare su due scarpe, una con tacco undici e una senza tacco? Ogni cadavere lascia qualcosa, a volte insignificante, a volte importante, lascia qualcosa che ci aiuta a capire chi è stato il colpevole, a volte è il colpevole, quasi in segno di sfida, a lasciare tracce che a volte ci aiutano, a volte ci sviano, ci allontanano dalla verità. Correvo più del dovuto, rischiavo, di finire la mia vita in una curva, contro un camion, giù in una scarpata, sapevo tutto questo ma continuavo a correre, sfidavo me stesso, volevo sentire la morte vicino a me proprio come quando un cadavere, immobile, impossibilitato a pronunciare una sola lettera di una parola, mi gridava aiuto. La mia Jaguar non sapeva come fare le curve, non c’erano curve, ma solo uno strada dritta, senza prendere in seria considerazione, che nell’altra carreggiata c’era, ci poteva essere, ci sarebbe potuta essere, un’altra auto che faceva le curve allo stesso modo, ogni curvadritta era anche una sfida, era un saltare la morte, rimandandola a un altro momento, come se questo gioco crudele, cinico, inverosimile, fosse un gioco, semplice, facile, credibile. Una curva, una strada dritta, erano solo due modi di vedere una sola possibilità, correre, correre sempre, congiungere, nel più breve tempo possibile, due punti, dov’ero, dove volevo arrivare. 

Ca! Mi ero del tutto dimenticato di comprare qualcosa ad Angelo e per Angelo, frenai di botto, la Jagy s’inchiodò per terra: ‘Antica Trattoria del Cucco’.

Che avete stasera? – Tony*

Da mangiare o da portare? – Oste della malora*

Da portare per mangiare. – Tony*

Alici a beccafico tanto fresche che dobbiamo ancora pescarle. – Oste*

Alici sia, doppia porzione abbondante. – Tony*

Pane? – Oste*

Senza – Tony*

Senza? – Oste*

Senza – Tony*

Gliele riscaldo tantuccio – Oste*

Nonsì, due porzioni abbondanti prima di essere pescate – Tony*

Riprendo a correre, sento l’odore delle alici, mi viene voglia di fermare e mangiarle e vaffan* ad Angelo, lui questo avrebbe fatto, si sarebbe fermato e le avrebbe mangiate, perché noi, spesso, con il pensiero arriviamo dove poi non siamo capaci di arrivare con la realtà? 

A quest’ora sei arrivato? Mi hai portato qualcosa? – Angelo*.

Alici ancora non pescate, a beccafico. – Tony* 

Non pescate? Azz! – Angelo*”. 

Ottava puntata

“Avevo con Angelo un rapporto speciale, un legame invisibile agli altri e visibile solo a noi due, era stato e lo era ancora, la persona a cui rivolgerti quando non sai cosa fare o quando vuoi fare qualcosa insieme. Non ci sono confini percettibili tra amicizia stretta e amore, con lui era questo sentimento a prevalere su ogni altra cosa, il sentimento era reciproco, tra noi non c’erano mai stati problemi di alcuna sorte, io, in sua compagnia, cadaveri compresi, trovavo la mia pace, mi sentivo a casa, sapevo che qualsiasi cosa avessi detto lui l’avrebbe capita, se non con la testa, certo con il cuore. La fortuna vera della mia vita era questa: tante persone mi volevano bene in modo incondizionato. Certo, mi fossi sposato, avessi avuto una moglie, avessi avuto un figlio, dei figli, forse avrei provato altri sentimenti, quelli di marito, quelli di padre, che forse e ripeto forse, avrebbero offuscato tutti gli altri, sentimenti, che provavo in questo momento della mia vita.

Azz. – Angelo*

Siamo in mezzo a tanti cadaveri silenti e pure riesci a farmi ridere,
cominciamo bene – Tony *

Dai, vieni, ci mettiamo a questo morto ammazzato con un colpo sparato in bocca a bruciapelo e questa, candida donna, suicida con l’arsenico, a loro non dispiacerà la nostra compagnia, a noi fa comodo, c’è questa specie di panca, tu comincia a chiedere, anzi vai a vedere il corpo di Melyssa, così non l’hai ancora vista, io mi strafotto le alici a beccafico, vai, vai tranquillo, mi guardi come uno scemo, Tony vai, i cadaveri aspettano, sanno aspettare – Angelo*

Mi avvicinai al cadavere, a Melyssa, supina, completamente nuda, è un lusso che i cadaveri si possono permettere, la pudicizia finisce con la morte, proprio come un bambino nasce nudo, senza pudore. Melyssa era una bella donna. Mi avvicinai lentamente, cosa potevo capire che non avevo già capito! Forse come era morta. Non c’erano segni sul corpo, segni evidenti. Era come, a un certo punto, si fosse addormentata e avesse poggiato la testa sul tavolo della cucina, poi, la morte, sarebbe sopraggiunta. Una dolce morte quindi? C’è sempre una causa violenta che ci conduce alla morte.

Ma questa volta cos’era successo? Malyssa aveva il corpo candido, mancavano i setti nani, lei invece, Biancaneve c’era. Mi avvicinai ancora, tanto vicino da poterla toccare. Stupido, lo so che la vuoi toccare, dai toccala, abbiamo fatto 30 facciamo 31, toccala, te lo sto dicendo io che la puoi toccare, ricorda è dura come la pietra, non ti meravigliare, più che un morto, più che un cadavere, più che una donna, è una statua, e vai – Angelo*

Io aspettavo questo suo incoraggiamento, mi avvicinai ancora di più e poggiai la mano sulla pancia. Dura come la pietra. La morte si era già impossessata del suo corpo. Mi accorsi subito di una cosa strana. I peli del pube, rigogliosi, erano tagliati solo per metà. In modo preciso. Non avevo il coraggio di avvicinarmi ancora di più. Ti piace, dai, a me puoi dirlo, ti piace? – Angelo*”.

… TO BE CONTINUED 

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