Pisa, Comuni Montani tagliati nella classificazione nazionale: Trapani e Mazzeo (PD) portano il caso in Regione. Presentata un’interrogazione che chiede impegni precisi alla giunta toscana.
La vicenda della nuova classificazione dei comuni montani, che penalizza fortemente gli enti pisani, approda in Consiglio regionale. Matteo Trapani e Antonio Mazzeo, consiglieri del Partito Democratico, hanno infatti presentato un’interrogazione al presidente Giani.
I due chiedono di sapere “se non ritenga opportuno attivarsi nei confronti del Governo al fine di rappresentare le criticità che la nuova classificazione dei comuni montani determina per la Toscana e, in particolare, per la provincia di Pisa, nonché per conoscere quali iniziative il Governo stesso intenda assumere per porre rimedio agli effetti derivanti dall’esclusione di tali territori; quali siano i potenziali effetti che la nuova classificazione può comportare per i Comuni della provincia di Pisa esclusi dall’elenco dei comuni montani, anche in riferimento alle ricadute finanziarie e all’accesso agli strumenti di sostegno previsti dalla normativa nazionale”.
Infine, Mazzeo e Trapani chiedono al presidente della giunta regionale “per quanto di competenza, se non ritenga opportuno continuare a considerare i Comuni della provincia di Pisa esclusi dalla nuova classificazione tra quelli destinatari dei sostegni e degli interventi regionali in favore dei territori montani o, comunque, delle misure di attuazione previste dalla legge regionale 4 febbraio 2025, n. 11 (Valorizzazione della Toscana diffusa)”.
«In provincia di Pisa – spiega Matteo Trapani – il “taglio” riguarda, com’è ormai noto, i comuni di Volterra, Pomarance, Calci, Buti, Montecatini Val di Cecina, Monteverdi. L’altitudine non può essere l’unico parametro per misurare le esigenze di intere comunità che, storicamente, sono collocate in un contesto che finora ha consentito loro di accedere a bandi e finanziamenti per migliorare le condizioni di vita dei cittadini e del territorio. Abbiamo deciso di formalizzare un’interrogazione, anche perché siamo certi che il presidente e la giunta regionale converranno con noi sul bisogno di intervenire presso il governo.
«Auspichiamo – ribadisce Trapani – che la Toscana non sia l’unica a doversi impegnare, come sempre, per garantire che non si penalizzino questi borghi. Intanto però la Regione, che lo scorso anno si è dotata di una legge sulla “Toscana diffusa”, riteniamo dovrà impegnarsi a stabilire che questi Comuni, cancellati dall’elenco nazionale, rimangano saldamente nell’elenco toscano delle aree beneficiarie di politiche mirate e finanziamenti. La nostra iniziativa – conclude – è anche un modo per sostenere con forza le iniziative che i sindaci dei comuni interessati stanno promuovendo in questi giorni sui diversi territori».
«Questa nuova classificazione dei comuni montani – dice Antonio Mazzeo – rischia di penalizzare territori già fragili. Per noi è fondamentale salvaguardare questi comuni: non devono perdere risorse e opportunità per una scelta calata dall’alto. Chiediamo alla giunta di farsi sentire con forza con il Governo. E diciamo anche che la Toscana deve continuare a sostenere queste comunità con le politiche regionali della Toscana diffusa, nate proprio per non lasciare indietro aree interne e montane. E c’è un punto politico decisivo: senza risorse vere non si fa politica per la montagna».
«Il Fondo nazionale per la montagna – spiega Mazzeo – nasce con 200 milioni l’anno grazie al Governo Draghi, ma con la legge voluta da Calderoli si prevede un prelievo dello Stato che rischia di lasciare alle Regioni meno della metà delle risorse. La proposta del Pd è semplice: arrivare a 1 miliardo l’anno, come in altri Paesi europei. È il minimo per fare politiche serie per la montagna. Il centrodestra ha detto no e preferisce spendere 13 miliardi per il Ponte sullo Stretto. La coesione territoriale – conclude Mazzeo – non è uno slogan: è una scelta politica. E noi stiamo dalla parte di chi vive e tiene in piedi questi territori ogni giorno».





