Tra i firmatari della Carta di Erice sull’Obesità presentata in Senato il 4 marzo scorso, in occasione del World Obesity Day 2026, ci sono quattro professionisti dell’Aoup.
Stefania Camastra, associata di Medicina interna all’Università di Pisa nonché membro del Consiglio direttivo della SIO-Società Italiana dell’Obesità e medico afferente alla Sezione dipartimentale di Medicina interna a indirizzo immuno-endocrino dell’Aoup (direttore, Alessandro Antonelli), Paola Fierabracci, presidente della SIO regionale Toscana, Guido Salvetti, coordinatore della commissione didattica della SIO, entrambi dell’Unità operativa di Endocrinologia 1 dell’Aoup e Ferruccio Santini, past president della SIO e direttore dell’Endocrinologia 1.
Il documento programmatico, promosso dalla SIO e sottoscritto da tante altre società scientifiche e associazioni che fanno capo alla World Obesity Federation, impegna il mondo scientifico italiano a promuovere il riconoscimento istituzionale dell’obesità, l’accesso equo alle cure e il contrasto allo stigma per trasformare l’approccio italiano a una patologia che nel mondo coinvolge oltre 800 milioni di persone.
In Italia oltre 6 milioni di adulti convivono con l’obesità e circa il 46% della popolazione è in eccesso ponderale. Numeri che si traducono in un aumento significativo di diabete, malattie cardiovascolari, tumori e patologie osteoarticolari, con un impatto crescente sui costi sanitari e sociali e una notevole disparità da regione a regione sulle possibilità di presa in carico e cura niente affatto corrispondente ai dati epidemiologici.
Per questo, nell’intenzione dei promotori della Carta di Erice, c’è la volontà di coinvolgere le istituzioni affinché mettano in atto politiche strutturate in una fase di grandi innovazioni farmacologiche nel settore in modo da combattere questa vera e propria epidemia di obesità in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale.
La Carta individua dieci linee d’azione: fra le priorità l’inserimento dell’obesità nei Lea per garantire diagnosi e presa in carico uniformi, la centralità del paziente e il contrasto allo stigma, un approccio multidisciplinare (nutrizione clinica, attività fisica, supporto psicologico, terapie farmacologiche e chirurgia bariatrica, integrati in percorsi assistenziali strutturati all’interno del Servizio sanitario nazionale), equità e rimborsabilità delle terapie farmacologiche, più prevenzione e formazione e una maggiore integrazione tra ricerca e pratica clinica.





