Nel 2025 la Caritas diocesana di Pisa ha incontrato, incrociato la storia e tentato di dar risposte ai bisogni primari di 4591 persone, più o meno il numero degli abitanti di Palaia o di Peccioli.
Un dato contenuto nel dossier “Frantumi” presentato nelle ore precedenti, a palazzo arcivescovile dal curatore del rapporto Caritas Francesco Paletti, dall’arcivescovo di Pisa Saverio Cannistrà e dal direttore della Caritas diocesana don Emanuele Morelli.
Le povertà e le fragilità incontrate dalla Caritas di Pisa nel 2025. I bisogni raccolti, gli interventi e la rete dei servizi Caritas. L’emergenza casa a Pisa. Il rapporto con i servizi sociali e sociosanitari della zona pisana. Di questo e molto altro parla l’edizione 2026 del «Rapporto povertà» realizzato dalla Caritas diocesana di Pisa.
“Dopo circa vent’anni è stata chiusa l’esperienza d’integrazione fra sociale e sanità che andava sotto il nome di Società della Salute. Quell’esperienza che sicuramente andava riformata o rifondata. Ma a quasi un anno di distanza dalla messa in liquidazione della SdS Pisana, non è chiaro quale sia il modello di politiche e servizi: in particolare “se” e “quanta” integrazione rimarrà, se nascerà un nuovo soggetto e, nel caso se Pisa ne farà ancora parte oppure se il Comune capoluogo, che nella primavera del 2025 ha deciso di uscire dal consorzio, andrà avanti per la sua strada”.
Così il direttore della Caritas diocesana don Emanuele Morelli, nelle conclusioni del Rapporto.
L’auspicio di don Morelli è che “entro la data del 31 dicembre 2026 i comuni della Zona Pisana si dotino di un modello organizzativo che “non lasci indietro nessuno”, in cui finalmente si attivi il Servizio di emergenza e urgenza sociale (Seus), in linea con la legge di istituzione dei servizi di Pronto intervento sociale, e dove le “Case della Comunità” non siano soltanto il nome nuovo dato alle preesistenti “Case della Salute” ad esclusiva vocazione sanitaria, ma luoghi inclusivi e intergenerazionali, in cui la società civile è protagonista, dove le associazioni di volontariato possano “fare casa” generando nuova socialità e in cui le persone che ne fruiscono possano essere protagonisti, monitorando e valutando la qualità dei servizi”. Fonte: Toscana Oggi Vita Nova





