Venezuela. A Pisa, sabato 3 gennaio, cittadini e attivisti hanno manifestato in Piazza XX Settembre. Nuovo presidio previsto per il 10 gennaio.

Pisa, sabato 3 gennaio – Piazza XX Settembre ha fatto da scenario ieri pomeriggio, alle ore 17:00, a un presidio in sostegno al Venezuela, organizzato da Potere al Popolo, Cambiare Rotta, Rete dei Comunisti e Unione Sindacale di Base.
Durante l’iniziativa, gli organizzatori hanno sottolineato come la mobilitazione non si limiti a Pisa: “Scendiamo in piazza in tutta Italia contro l’aggressione imperialista al Venezuela. Lo sanno anche i muri: questa non è un’aggressione contro il commercio di droga. Qualsiasi analista serio ci sta dicendo che il Venezuela è totalmente al di fuori delle rotte del narcotraffico. È una guerra imperiale per il controllo del petrolio e del continente latinoamericano. È una guerra contro il processo rivoluzionario bolivariano, per imporre il controllo economico delle multinazionali e dell’oligarchia economica su tutto il continente. Dove sono le proteste dei ‘sovranisti’ di casa nostra?” si legge sulla pagina Facebook di Potere al Popolo.
Gli organizzatori hanno già annunciato un nuovo appuntamento per sabato 10 gennaio, invitando nuovamente cittadini e sostenitori a partecipare.
Cosa è successo fra Usa e Venezuela
Le forze speciali statunitensi hanno condotto un’operazione in Venezuela, catturando il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores. Secondo Donald Trump, che ha annunciato l’azione su Truth Social, i due sono stati trasferiti su una nave diretta a New York. L’operazione non ha causato morti tra le truppe americane e ha provocato solo pochi feriti.
La CIA avrebbe seguito i movimenti di Maduro con droni e fonti interne al governo venezuelano, sfruttando anche la taglia di 50 milioni di dollari offerta dagli Stati Uniti per informazioni sulla sua posizione. Maduro è stato incriminato negli Stati Uniti per narco-terrorismo, traffico di cocaina e possesso di armi.
Il governo venezuelano ha definito l’azione un’“aggressione imperialista”, dichiarando lo stato di emergenza e mobilitando la popolazione contro gli attacchi. L’episodio ha provocato blackout ed esplosioni in diverse zone di Caracas, comprese basi militari e aeroporti.
La comunità internazionale ha reagito con allarme: Brasile, Colombia, Messico, Russia, Iran e Francia hanno condannato l’operazione, mentre l’ONU ha sottolineato il rischio di creare un pericoloso precedente per la stabilità internazionale. La Cina ha invitato i propri cittadini a restare al sicuro.
L’operazione segna un’escalation significativa nelle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela, con gli USA che da mesi accusano Maduro di guidare un “narco-stato” e hanno già intensificato controlli navali e attacchi mirati nel paese.




