In Italia da circa 10 anni, secondo la prospettazione accusatoria, il cittadino cinese ha sempre soggiornato clandestinamente.
Si è conclusa a Barcellona la fuga del 38enne cittadino cinese evaso l’11 luglio scorso in maniera rocambolesca dalla Questura di Prato, dove si trovava in stato di arresto. L’uomo, considerato un punto di riferimento per la criminalità cinese attiva a Prato e Milano nello smercio di droga, è stato catturato nella tarda serata di ieri nel quartiere residenziale Sants, al termine di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Prato e condotte dalla Squadra Mobile con il supporto del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e della Polizia Nazionale spagnola.
Dopo l’evasione, l’uomo aveva intrapreso una latitanza durata meno di due mesi, spostandosi tra Belgio, Spagna e Francia, grazie a una fitta rete di fiancheggiatori che ne hanno garantito spostamenti, alloggi e denaro. Il suo percorso, ricostruito dagli investigatori attraverso intercettazioni e analisi di tabulati telefonici, lo ha portato da Anversa e Bruxelles a Perpignano e Le Boulou, fino al definitivo ritorno in Spagna. Determinante per individuarlo è stato il monitoraggio di un telefono in suo possesso e il riconoscimento al gate dell’aeroporto di Bruxelles, mentre si imbarcava su un volo per Barcellona lo scorso 12 agosto sotto falsa identità .
Secondo l’accusa, il 38enne – in Italia da circa dieci anni ma sempre irregolare – aveva messo a disposizione della comunità cinese una rete di traffico di droga sintetica, rifornendo in particolare i karaoke club (KTV) di Prato. Era già gravato da precedenti per traffico di stupefacenti, detenzione illegale di armi e reati contro il patrimonio. Durante un arresto a febbraio, era stato trovato in possesso di metanfetamina, armi da fuoco e armi bianche, oltre a documenti falsi. A luglio, quando la Squadra Mobile lo aveva nuovamente rintracciato in un appartamento a Prato insieme alla moglie, erano stati sequestrati mezzo chilo di droghe sintetiche, cocaina, denaro contante e un passaporto falsificato. Proprio da quella custodia cautelare era riuscito a evadere, liberandosi dalle manette e approfittando della scarsità di organico in servizio.
L’inchiesta prosegue ora sull’identificazione dei complici che avrebbero favorito la fuga e sostenuto la latitanza in Europa. Gli investigatori hanno già raccolto elementi sui sodali che avrebbero fornito telefoni, documenti falsi e sostegno logistico.
La Questura sottolinea che, in attesa delle prossime fasi del procedimento giudiziario, la responsabilità dell’arrestato e dei suoi presunti fiancheggiatori dovrà essere valutata in sede processuale. In base al principio di presunzione di innocenza, potranno essere ritenuti colpevoli solo con sentenza definitiva. Fonte: questure.poliziadistato.it





