Oggi ricordiamo un evento sismico significativo nella storia della Toscana occidentale.
Il 14 agosto 1846, un forte terremoto colpì le colline comprese tra le valli dei fiumi Arno e Cecina, al confine tra le province di Pisa e Livorno. Le analisi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia evidenziano che le coordinate dell’epicentro del sisma ebbe come epicentri il comune contiguo di Santa Luce. In quest’occasione, si verificò la rottura di una faglia lunga 7,9 km estesa dal comune di Collesalvetti fino a Santa Luce (Wikipedia)
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Secondo le stime dell’INGVterremoti, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che monitora costantemente l’attività sismica in Italia, la magnitudo della scossa principale fu di 6,04 della scala Mw, con un’intensità pari a IX. La scossa più violenta fu seguita da un’altra scossa molto forte, aggravando i danni e il panico tra la popolazione.
L’epicentro fu localizzato alle coordinate 43.470 di latitudine e 10.562 di longitudine, in un’area collinare ricca di piccoli borghi e centri abitati. Il terremoto del 1846 rimane uno dei più significativi nella storia sismica della Toscana occidentale, ricordato non solo per la sua magnitudo ma anche per gli effetti profondi sulle comunità locali.
La scossa principale, di forte intensità, si registrò a mezzogiorno e cinquanta minuti locali e ebbe come epicentro l’area a sud del comune di Orciano Pisano, in provincia di Pisa. Secondo le fonti ufficiali, il sisma causò decine di morti e centinaia di feriti (tra i 60 morti e i 70 morti, oltre a circa 400 feriti, ndr), provocando ingenti danni soprattutto nelle Colline pisane e nella parte settentrionale dell’attuale provincia di Livorno.





