PONTEDERA. Si accende il dibattito politico intorno alla gestione dell’ex edificio Enel, una delle aree più controverse della città, spesso al centro di interrogazioni consiliari e polemiche tra maggioranza e opposizione.
A intervenire con fermezza è l’assessora Sonia Luca, che, nel rispondere alle critiche mosse dalla minoranza, ha chiarito la posizione dell’Amministrazione e rilanciato la necessità di un approccio complesso e responsabile.
«Nel rispondere all’interrogazione sull’edificio ex-Enel — ha affermato l’assessora — l’Amministrazione ha ribadito di aver sollecitato più volte il soggetto privato a farsi carico della gestione del compendio, intervenendo direttamente sulle aree pubbliche con operazioni di pulizia, manutenzione del verde e messa in sicurezza dei confini per limitare l’accesso non autorizzato».
A sostegno delle proprie azioni, l’assessora ha ricordato un episodio concreto: «È stato ricordato un intervento congiunto di bonifica e sgombero, effettuato con il supporto delle forze dell’ordine, come segnale concreto di attenzione non solo al decoro urbano, ma anche – e soprattutto – alla tutela delle persone in condizioni di estrema marginalità».
L’obiettivo, ha spiegato, è duplice: «In quest’ottica, l’Amministrazione ha attivato controlli regolari della Polizia Locale e avviato un progetto con operatori di strada per favorire l’inclusione e ridurre l’impatto sociale del degrado».
Tuttavia, la situazione non consente manovre semplici, a causa della natura mista della proprietà: «La natura mista della proprietà impedisce interventi unilaterali strutturali, motivo per cui il Comune ha avviato il percorso di alienazione della propria quota. Restano in programma nuovi interventi pubblici di pulizia e monitoraggio, con l’obbligo di coinvolgere il privato per la ripartizione dei costi».
La risposta dell’opposizione, secondo Luca, ha assunto toni ideologici e superficiali: «La minoranza ha reagito con toni polemici, scandalizzandosi del fatto che l’Amministrazione voglia tutelare anche chi vive situazioni di fragilità, come se questo andasse a scapito dei “cittadini onesti”».
«Il tono propagandistico adottato da questa minoranza politica — ha aggiunto — tradisce una visione ideologica e semplicistica, completamente scollegata dalla complessità della realtà che vivono le nostre città. Si continua a soffiare sul fuoco di un presunto conflitto tra chi vive ai margini e il “cittadino onesto che paga le tasse”, come se la tutela dell’uno escludesse quella dell’altro».
Una visione che, secondo l’assessora, non porta soluzioni concrete: «È una narrazione comoda, fatta di slogan e soluzioni facili, che però nei fatti non produce alcun risultato tangibile per migliorare la qualità della vita nei territori».
Luca rivendica invece un modello di politica sociale che non lasci indietro nessuno: «La verità è che in una comunità in cui c’è benessere diffuso, ne guadagnano tutti: diminuisce la povertà, si riducono gli episodi di microcriminalità e si innalza il livello complessivo di sicurezza e decoro urbano».
Un’accusa anche al governo nazionale: «Il disagio sociale non può essere affrontato con il solo inasprimento delle pene, soprattutto in un contesto dove mancano le strutture per farle rispettare e dove il sistema di welfare è divenuto cronicamente inefficace, anche grazie al disimpegno dell’attuale governo di destra».
Sulla marginalità, l’assessora è netta: «Gli episodi di spaccio o di devianza legati alla marginalità non sono sempre frutto di una scelta criminale. Spesso sono l’unico sbocco per chi non ha accesso a strumenti di inclusione, percorsi di recupero o opportunità concrete di autonomia».
Per questo, conclude, serve una visione più ampia e solidale: «Rivendico con forza una politica che guardi ai più deboli non come un problema da rimuovere, ma come una parte della comunità da includere».
E l’affondo finale è rivolto a chi — secondo l’assessora — si limita a cavalcare il malcontento: «La vera irresponsabilità sta nel continuare a raccontare una realtà semplificata, gridando contro i sintomi senza mai voler affrontare le cause. È questa la propaganda: quella delle frasi ad effetto, delle indignazioni a orologeria, che non risolvono nulla e lasciano le città esattamente come sono — o peggio». Fonte: Sonia Luca





