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Gatto muore dopo aver morso la padrona, ansia per il morbo della rabbia

19:16

Sono molti i proprietari dei gatti in Valdera, questi sono diventati una compagnia insostituibile per molte persone che vivono in solitudine, la loro compagnia in molte occasioni lenisce la mancanza o la perdita anche di una persona cara.


Ci sono eventi che comunque concedono riflessione nel rapporto uomo-animale, importante è la tutele della salute dell’animale domestico. E’ di queste ore la notizia secondo cui un gatto dopo aver morso la padrona è morto. Si è temuto che l’animale fosse affetto dal morbo della rabbia, per questo sono scattate le indagini che hanno dato esito positivo. Ma a sorpresa si scopre che il virus che ha ucciso il felino non appartiene al ceppo classico della rabbia, ma è il Lyssavirus isolato una sola volta a livello mondiale in un pipistrello del Caucaso nel 2002.

 

Allora gli scienziati non trovarono evidenze scientifiche che il nuovo virus potesse infettare animali domestici e soprattutto l’uomo, lo riporta il Corriere della Sera. Come il Lyssavirus sia arrivato ad Arezzo – continua il Corriere – e abbia infettato il gatto domestico resta un mistero. Di sicuro c’è soltanto che a isolarlo, nel cervello del gatto morto ad Arezzo, sono stati sabato i ricercatori del Centro di referenza nazionale per la rabbia dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. Comunque, per evitare ogni rischio e soltanto a titolo precauzionale, le persone che sono venute a contatto con il gatto infetto sono state sottoposte a “profilassi post-esposizione e proseguono “gli approfondimenti epidemiologici”.

A conferma arriva puntuale una nota della Regione Toscana:
Il felino è risultato positivo al Lyssavirus, diverso dal virus della rabbia classica. Saccardi: “In contatto costante con il Ministero per monitorare la situazione”
 Il Centro di referenza nazionale per la Rabbia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, nella giornata di ieri, ha isolato, su un campione di cervello di gatto inviato dall’Istituto zooprofilattico di Lazio e Toscana, un Lyssavirus. Il campione era stato prelevato a seguito della morte del gatto, che aveva precedentemente morso la proprietaria residente nel comune di Arezzo.

Il virus isolato appartiene a Lyssavirus tipici dei pipistrelli ed è diverso dal virus della rabbia classica. Prima di questo caso, questo specifico Lyssavirus era stato rinvenuto una sola volta, a livello mondiale, in un pipistrello del Caucaso nel 2002, senza che ne fosse mai stata confermata la capacità di infettare animali domestici o l’uomo.

La Rabbia classica è generalmente trasmessa dai carnivori domestici e selvatici e gli ultimi casi erano stati segnalati in Italia nella volpe rossa, dal 2008 al 2011. L’Italia è ufficialmente indenne dal 2013.
Sulla base dell’esperienza maturata da casi simili in altri Paesi, per virus analoghi – fanno sapere dal Ministero della salute – la capacità di trasmissione dal serbatoio naturale ad un’altra specie rappresenta un evento estremamente limitato, a cui non fa seguito una diffusione epidemica. Attualmente, non ci sono evidenze di trasmissione da animale a uomo.

A titolo precauzionale, le persone che sono state a contatto con il gatto risultato positivo all’infezione sono state sottoposte a profilassi post-esposizione. Gli approfondimenti epidemiologici che richiedono la tipicità e la novità del caso, hanno determinato la costituzione presso il Ministro della salute, di concerto con la Regione Toscana, di un gruppo tecnico scientifico che si è già riunito oggi, con la partecipazione di esperti e Istituzioni locali e nazionali.
“Siamo in costante contatto con il Ministero per monitorare la situazione, che è sotto controllo – dice l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi – Questa è la dimostrazione che il nostro sistema funziona bene, perché abbiamo individuato il caso immediatamente e messo subito in atto tutte le misure necessarie”.

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