Una grande emozione ha accompagnato il recente compleanno del Vice Brigadiere Aldo Agostini, che ha raggiunto il prestigioso traguardo dei 101 anni: dalla deportazione, alla tragedia del Vajont fino ai festeggiamenti nella sua Empoli.
EMPOLI (FI) – Una grande emozione ha accompagnato il recente compleanno del Vice Brigadiere Aldo Agostini, che ha raggiunto il prestigioso traguardo dei 101 anni, come riportato sulla pagina social ufficiale dei Carabinieri.
La carriera del Vice Brigadiere Agostini, a servizio del suo Paese con estrema dedizione, non è stata tuttavia affatto facile.
Appena concluso il Corso Carabinieri alla Caserma Cernaia di Torino, il giovane Agostini fu infatti deportato e internato nel campo di prigionia nazista a Bielefeld, in Germania. Una tragica esperienza che avrebbe potuto segnare la fine dei suoi sogni e delle sue aspirazioni. Tuttavia, la sua resilienza e la sua determinazione gli permisero di trasformare la sofferenza in una risorsa.
Durante la lunga prigionia, Agostini non si lasciò sopraffare dal dolore, ma approfittò delle difficoltà per imparare la lingua tedesca, una competenza che si rivelò fondamentale nel corso della sua carriera.
Una volta tornato in Italia, Agostini entrò infatti in servizio in Alto Adige, grazie anche alla conoscenza di quella lingua appresa nel campo.
Nella sua carriera, lo stesso distinse anche per l’impegno dimostrato nel soccorso alle popolazioni colpite dalla devastante frana del Vajont nel 1963.
In quella circostanza, il Vice Brigadiere Agostini dimostrò un’indomita vigoria e una straordinaria efficienza, che lo resero un esempio per tutti i suoi colleghi.
Oggi, a 101 anni appena compiuti (ieri, 24 marzo), Aldo Agostini continua ad essere un simbolo di tenacia, coraggio e dedizione al servizio dello Stato.
Per celebrare questo importante traguardo, il Vice Brigadiere Agostini ha ricevuto, tramite il Comandante Provinciale, gli auguri di tutta l’istituzione dei Carabinieri. Gli auguri sono arrivati direttamente a casa sua, a Empoli, dove ha ricevuto l’affetto e la riconoscenza di una carriera che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’Arma.