La socialità si è ridotta al minimo e come tutta la popolazione, anche i giovani si sono ritrovati a dover cambiare drasticamente le loro abitudini.
Durante il periodo più duro della pandemia, coloro che sono stati lasciati più indietro sono stati i giovani. Niente scuola, niente amici, niente sport. Il Covid ha tolto tanto a coloro che avrebbero dovuto pensare solo a studiare e divertirsi: invece, proprio i ragazzi e le ragazze che si sono trovati a fronteggiare una situazione più grande di loro, si sono dimostrati responsabili nel proteggere le loro famiglie, i loro nonni e i loro genitori. Basta pensare al boom dei vaccini fra i giovani.

Fa parte dei ragazzi e delle ragazze la voglia di mettersi in gioco, di muoversi nel mondo, di conoscere lo ‘sconosciuto’. La libertà di questi giovani è stata sicuramente piegata, ma per il bene di tutta la popolazione: tutti avrebbero potuto essere colpiti dal virus e ancora oggi, la guardia deve essere mantenuta alta.
L’obbligo di restare chiusi in casa, in uno spazio limitato, confinato e limitare i contatti ha portato i giovani a cambiare molti dei loro comportamenti e talvolta anche i loro pensieri: più tempo sui social network e più serie tv per ‘ammazzare il tempo’. Per certi versi, si sono sentiti ‘impotenti’ e ‘isolati’ rispetto al resto del mondo.
Si inizia ad intravedere uno spiraglio di luce, dopo un anno e mezzo: il primo vero segno è stato dal rientro in aula. Nell’incontro con i professori e con i compagni, proprio lì, si nota la voglia di ricominciare a vivere e formarsi.
Sono tornate anche le chiacchiere al bar, magari dopo una giornata in università o una giornata pesante di lavoro.
Responsabilità e sacrificio, questo è stato chiesto ai giovani, che hanno passato a pieni voti la dura prova anche se rimarranno segnati per tutto ciò che hanno passato tra paura di esser contagiati e di contagiare e di non vivere quasi due anni spensierati, come sognavano.
Alcune delle nostre lettrici hanno voluto lasciarci qualche loro riflessione sul periodo che hanno passato e che ancora oggi stanno passando.
Una di queste si chiama Elisa, 20 anni, di Pontedera:
“Mi sono sentita in un certo senso ‘morta dentro’: tutto quello che avevo voglia e bisogno di fare, non mi era concesso, se non stare in casa a fissare i libri che avrei dovuto studiare. Noi giovani ci siamo impegnati per proteggere le nostre famiglie da qualcosa che non conoscevano e che non pensavamo di incontrare mai.
L’unica cosa che facevo nel periodo del lockdown era sperare in momenti migliori e spero che questi famosi momenti migliori siano arrivati. Adesso siamo più liberi fisicamente e mentalmente, ma mi sento profondamente cambiata. Forse stiamo tornando a poterci esprimere nel miglior modo possibile, rispettando comunque tutte le normative previste”.
Chiara, 21 anni e Federica, 20 anni di Fornacette ci riferiscono di essersi sentite impotenti di fronte alla situazione che è piombata nelle loro vite: “Ciò che sentivamo era paura, preoccupazione e sentirsi chiuse in quattro mura ci faceva sentire senza forze. Qualche tempo dopo, pensavamo di esserci abituate: la nostra quotidianità però era stata stravolta e per questo, non ne potevamo più di stare in casa. Oggi ci sentiamo un po’ più libere, il vaccino ci ha reso più sicure, ma pensiamo che rimarremo per sempre segnate: è strano, ma ricordiamo a stento le persone senza mascherina!”.
V.G.