Incendio sul Monte Faeta, il racconto del volontario: “Una devastazione che si ripete, ma ogni volta colpisce come la prima”
Monte Faeta (Lucca–Pisa) – Proseguono senza sosta le operazioni di spegnimento e bonifica dell’incendio boschivo che ha colpito il versante tra le province di Lucca e Pisa, interessando circa 710 ettari di territorio.
Inferno sul Monte Faeta: migliaia di evacuati, fumo fino a Pisa – DIRETTA LIVE
Anche nella giornata di sabato 2 maggio il lavoro di squadre a terra, Vigili del Fuoco, volontari e mezzi aerei come Canadair ed elicotteri continua ininterrotto, mentre il sistema regionale Antincendi Boschivi monitora ancora la presenza di focolai attivi in alcune aree del perimetro.
Secondo la Regione Toscana, l’area risulta al momento bonificata per circa il 40%, ma restano alcuni punti critici su cui si concentra l’attenzione degli operatori, soprattutto in vista di possibili cambiamenti delle condizioni del vento che potrebbero riattivare le fiamme.

In questo scenario complesso e ancora instabile, emergono le voci di chi ha lavorato in prima linea tra fumo, fatica e emergenze sanitarie. È il caso di Davide Giannini, 26 anni, volontario della VAB di Ponsacco, impegnato nelle operazioni sul fronte dell’incendio e recentemente (nella serata di venerdì 1° maggio) colpito da un malore durante le attività di bonifica.
“Un’unica squadra, tutti insieme, sul fronte del fuoco”
«Eravamo impegnati insieme ad altre squadre, a supporto reciproco nelle diverse zone operative.» – racconta Giannini a VTrend.
Le operazioni si sono svolte in condizioni estremamente difficili, soprattutto nelle aree interne del versante pisano, dove il fumo intenso e la conformazione impervia del terreno hanno complicato ogni intervento.
«Stavamo facendo bonifica a terra con attrezzi manuali – spiega – quando ho iniziato ad avvertire un forte dolore al petto e difficoltà a respirare. C’era tantissimo fumo. Mi sono accasciato e hanno subito chiamato i soccorsi. I Vigili del Fuoco e il 118 sono arrivati a piedi perché la zona era davvero difficile da raggiungere.»

Il soccorso in una zona impervia e il trasporto in ospedale
Il volontario si trovava sul versante pisano quando si è verificato il malore, in un momento in cui le operazioni erano ancora molto intense.
«Il primo dolore è arrivato intorno alle 19:30, poi si è ripresentato più tardi. Sono stato preso in carico dai soccorsi, mi hanno controllato i parametri e portato giù fino al punto di raccolta. Da lì sono stato trasferito con un’altra ambulanza all’ospedale».
Il riferimento è all’ospedale di Cisanello, dove Giannini è stato sottoposto a ossigenoterapia e accertamenti. «Sono rimasto circa quattro ore con la maschera dell’ossigeno. Alla fine gli esami hanno escluso complicazioni: si è trattato di un’intossicazione da fumo, aggravata da stress e stanchezza. Avevo già lavorato molte ore quel giorno.»
Dodici ore di emergenza tra soccorso alla popolazione e incendio
La giornata di Giannini, come quella di molti volontari, è iniziata molto prima del fronte attivo del rogo. «La mattina facevamo assistenza alla popolazione, aiutando gli sfollati e accompagnandoli nei punti di accoglienza. Nel pomeriggio invece eravamo sull’incendio vero e proprio. In totale ho fatto quasi dodici ore di turno.»
Un ritmo serrato che riflette la complessità dell’emergenza, in un’area dove il numero degli evacuati ha raggiunto migliaia di persone tra le province coinvolte.

“Il bosco non esiste più, ma il fuoco si muove a macchia di leopardo”
Il racconto del volontario restituisce anche l’immagine di un paesaggio profondamente segnato. «Dove eravamo noi non c’era più niente. Il bosco è completamente distrutto. Solo poche zone sono rimaste verdi. Il fuoco, spinto dal vento, ha saltato da un punto all’altro: brucia a macchia, lascia intatti alcuni tratti e devasta tutto il resto.»
Una dinamica che ha reso ancora più complessa la gestione dell’incendio, già ostacolato dalla conformazione del territorio e dalle condizioni meteorologiche variabili.
Migliaia di sfollati e una comunità sotto pressione
Nel corso dell’emergenza, secondo i dati riportati dalle autorità locali, sono state evacuate circa 3.500 persone tra Lucca e Pisa, molte delle quali ancora ospitate in strutture temporanee. «Ho parlato con alcune persone evacuate – racconta Giannini – ma molte erano nei centri di accoglienza allestiti nei vari comuni. È una situazione che coinvolge intere comunità».
“Ogni incendio è diverso, ma la sensazione è sempre la stessa”
Nonostante anni di esperienza, per Giannini e per molti volontari il peso emotivo resta invariato.
«Faccio questo lavoro da dodici anni. Ho già vissuto incendi importanti nel 2018 (Calci, ndr) e nel 2021. Ma ogni volta è la stessa sensazione: desolazione. Ti trovi davanti a una devastazione enorme, e ti sembra sempre di vederla per la prima volta».
Il ritorno alla normalità dopo lo spavento
Dopo il ricovero e gli accertamenti, le condizioni di Giannini sono migliorate. «Ora sto bene. Ho fatto un altro controllo ed è tutto a posto. È stato solo il fumo, ma lì per lì la paura c’è stata.»
Un epilogo rassicurante per una giornata che riassume bene la complessità dell’emergenza: fatica, rischio, solidarietà e un territorio ancora ferito che continua a bruciare lentamente sotto il controllo costante delle squadre di intervento.





